Il tesoro degli Ashanti, in Ghana con Isabel

Il viaggio di laurea, alzi la mano chi non ricorda il suo con un pizzico di nostalgia! La stessa che accompagna Isabel fin dal volo di ritorno, quando il continente africano sparisce allo sguardo e un biglietto ingiallito le presenta un appuntamento a cui forse non si presenterà mai.

Isabel è la protagonista di Il Tesoro degli Ashanti (Aras Edizioni, 154 pp, 13 euro), debutto letterario di Francesca Giommi, esperta e appassionata di letteratura africana. Il titolo di questo lungo racconto deriva dal nome del popolo, gli Ashanti, antichi abitanti dell’attuale Ghana, paese scelto da Isabel per “celebrare” la fine dei suoi studi. Nelle lunghe settimane trascorse nel paese dell’africa occidentale, tra le strade di Accra e Kumasi così come sulle acque del Lago Volta, Isabel incontra per la prima volta ciò che fino ad allora aveva studiato sui libri. Con il passare dei giorni, ciò che sapeva cede gradulamente il passo al non scritto, alle persone, ai sapori, agli odori. I viaggi sui trot-trot, i tragitti non programmati contribuiranno a farle conoscere un’ Africa diversa da quella immaginata ma non per questo meno ricca di fascino e contraddizioni.

Il disorientamento sembra essere una costante in chi atterra per la prima volta nel grande continente africano e Isabel non ne sarà immune. Sotto gli occhi del lettore prendono forma i pensieri e le emozioni della giovane, dallo stupore nell’attraversare mercati per lei esotici al disagio e al senso di oppressione sperimentato nei luoghi simbolo della schiavitù. Isabel non abbandonerà mai la sua Rough Guide ma neppure esiterà a farsi condurre dalle sue “guide locali” e scoprire il “loro mondo”.

Il racconto di viaggio viene interrotto da brevi note storiche, sapientemente dosate, che aiutano il lettore ad orientarsi ma, probabilmente, servono anche a Isabel a distanziarsi per poi immergersi nuovamente in una realtà che non sempre riesce a comprendere. Ad allegerire e contemporanemante a rendere più intensa l’esperienza di Isabel c’è la presenza di John, un giovane americano conosciuto durante un periodo di studio a York. I due raggiungono il picco della loro complicità sul battello che solca le acque di un lago proprio al termine del viaggio. Un viaggio che come tanti sembra finire proprio nel momento in cui si ha la sensazione di aver capito qualcosa in più del paese che si sta attraversando.

Francesca Giommi, aspirante scrittrice (come lei stessa ama definirsi), è dottore di ricerca in letterature post-coloniali e appassionata viaggiatrice. Ci siamo conosciute ai tempi dell’università e, immersa nei suoi libri di letteratura africana, è stata una preziosa presenza quando le fanciulle erano piccole. E se lo scrivo qui è solo per dire, come ho già fatto in altre occasioni, che queste righe non pretendono di essere una recensione ma una ben più modesta “esperienza di lettura”.

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