Numeri

Il selvaggio è in fissa coi numeri. Conta dalla mattina alla sera. Conta qualsiasi cosa: i gradini, i mattoncini, i piatti, i bicchieri. E tutto questo contare mi ha fatto pensare ai numeri. Li ho sempre snobbati, io, i numeri. Eppure devo ammettere che la mia vita è ed è stata piena di numeri.

Prima ci sono state le candeline sulle torte per i compleanni. Poi le addizioni, le sottrazioni, i problemi con le mele e le pere e i 42 puffi della mia collezione. C’era il numero delle scarpe che cambiava di anno in anno e quello dell’altezza, rigorosamente misurato a ogni festa comandata per poi essere confrontato con quello dell’unica cugina coetanea. Col passare del tempo sono arrivati i numeri degli esercizi di inglese, francese, tedesco, latino e matematica e quelli delle pagine da studiare. E naturalmente i voti, le medie matematiche e il numero sui quadri che ha decretato la “maturità”.

Subito dopo è stata la volta dei voti sul libretto universitario, alcuni dimenticati subito dopo altri ricordati come “cimeli” di gioventù. Poi naturalmente il voto di laurea, che anche senza la L maiuscola dietro è stata una bella soddisfazione. Può sembrare che nei miei ricordi numeri e voti coincidano. Invece, no!

Erano contrassegnati da un numero i primi rossetti che ho comprato poco più che adolescente così come quelli che ancora compro anche se non mi trucco spesso. Poi c’è il numero di scarpe nella scarpiera (tendente a infinito secondo il maritozzo e sempre insufficiente a mio parere) e il 12 che contrassegna tacchi indossati goffamente una volta o due all’anno.

Ci sono numeri che indicano date importanti e altri che corrispondono a numeri di telefono memorizzati anni fa e ormai inutilizzati o affidati alla memoria del telefonino. C’è quasi sempre un numero anche accanto ai messaggi non letti delle chat di classe. Altri numeri, invece, regolano le vacanze: quello dei giorni a disposizione insieme a quelli dei chilometri da percorrere e dei “costi” di alberghi, trasporti, pasti e ingressi. E di numeri sono strapieni i risultati delle analisi del sangue. E puoi fregartene quanto vuoi dei numeri ma alla fine non puoi fare a meno di controllare che stiano all’interno dell’intervallo considerato normale.

Ci sono stati i 150 caratteri degli sms e quelli degli squilli, che prima della portabilità delle chat, erano un sistema di comunicazione, segnali di fumo di inizio millennio. Dopo è stata la volta del numero di “battute”, misura insindacabile di “pezzi” che è sempre stato più semplice allungare che non tagliare.

Poi coi figli sono tornate le candeline sulle torte e i numeri di scarpe che cambiano a ritmi serrati. Prima ci sono state le settimane di gravidanza con annesse ecografie e misurazioni, paure e speranze. E ancora prima ci sono stati i giorni di ritardo e le due linee sul test. Perfino in sala parto c’è un gran via vai di numeri: i centimetri di dilatazione, il tempo tra una contrazione e l’altra e i numeri sulla macchina utilizzata per il tracciato. Numeri a cui non ho fatto caso la prima volta e da cui non ho staccato gli occhi l’ultima. Due volte su tre ho scansato i numeri sui biberon ma non sono mai riuscita a non incappare in quelli della bilancia per neonati. Le poppate, invece, le ho contate, ma solo all’inizio.

E di numeri sono pieni i libretti di salute: pesi, altezze, posologie di farmaci. Una menzione la meritano anche i numeri sul termometro capaci di evocare paure e concedere sospiri di sollievo.Impossibile non citare i numeri indicati dalla bilancia a cui, per un motivo o per l’altro, si butta un occhio ad ogni età sperando che l’ago non si fermi su una cifra troppo alta o troppo bassa rispetto alle attese.

E ancora voti in pagella che per alcuni sono trofei ( o il loro contrario) e per altri non contano nulla. Io mi limito a pensare che non determinino quasi niente ma possano influenzare le scelte e le possibilità future.

Ci sono numeri che tornano ciclicamente e altri che non tornano mai, come quello dei calzini spaiati. E numeri visibili che non corrispondono a quelli invisibili, nel mio caso, quello dei figli.

Insomma, un quasi seienne conterino è riuscito a farmi tornare in mente molti numeri “significativi” e anche se molti temo di averli scordati, forse, devo ammettere di aver snobbato i numeri meno di quanto pensassi.

Seguitemi e condividete se vi va
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