In Pratello arriva un’altra osteria, la prima in un carcere minorile

Da quando ci vivo ho la netta sensazione che via del Pratello abbia una doppia vita. Da mattina a pomeriggio è una strada simile a tante altre ma la sera si trasforma. Osterie e locali in cui mangiare e bere qualcosa al volo fanno sì che sia popolata fin e oltre il calar della notte. L’avventore tipo cambia a seconda del locale e dell’ora ma in linea di massima, via del Pratello ospita gente di ogni tipo. Nel raggio di cento metri si possono incontrare gruppi di studenti universitari, famiglie con bambini e persone che probabilmente incroceranno i figli ormai grandi.

Un’osteria al carcere minorile

In un contesto così, l’apertura di una nuova osteria potrebbe essere una non notizia. Invece, da due giorni, l’arrivo di un nuovo locale sta rimbalzando di giornale in giornale, anche se non si tratta di un ristorante stellato o di un marchio di tendenza. La notizia stavolta sta tutta nel luogo che ospiterà l’osteria: il carcere minorile.

Gestita dai giovani detenuti, affiancati dagli educatori, la nuova osteria dovrebbe aprire le porte in autunno. Per accedervi molto probabilmente sarà necessaria la prenotazione, visto che per entrare in carcere solitamente è necessaria un’autorizzazione preventiva.
I ragazzi lavoreranno in cucina e in sala.

Il progetto è sostenuto dalla Fondazione del Monte e, dopo un anno di sperimetazione, potrebbe svilupparsi ulteriormente. Si tratta della prima iniziativa di questo tipo in un carcere minorile ma non del primo ponte tra il carcere bolognese e il resto della città. Da anni, infatti, all’interno del carcere minorile vengono organizzati laboratori teatrali che hanno dato vita a spettacoli aperti alla cittadinanza.

Se ne ho scritto qui, non è soltanto perchè si tratta di qualcosa che accadrà praticamente sotto casa mia, ma perchè trovo che questo sia uno dei modi in cui si concretizzi e mostri all’esterno la funzione ducativa di un istituto come il carcere minorile. L’iniziativa che verrà avviata a Bologna probabilmente può rientrare tra quelle “nuove esperienze” che Piero Bertolini nel suo Ragazzi Difficili riteneva fondamentali per la “ristrutturazione educativa” dei giovani che avevano commesso dei reati. Non sarebbe male, mi permetto di aggiungere, se esperienze di questo tipo servissero a scalfire la convinzione di chi vede nel carcere una funzione meramente punitiva.

Seguitemi e condividete se vi va
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