Quattro giorni (quasi cinque) a Berlino

Quest’anno la meta della nostra “consueta” vacanza di primavera è stata Berlino. La capitale tedesca, più di ogni altra città europea vista finora, ci ha regalato la sensazione di immergerci ad ogni passo nella storia contemporanea. Sono moltissimi, infatti, i punti della città in cui ci si imbatte in segni e simboli della pagina oscura del nazismo e in quella non certo luminosa del muro che per 28 anni ha diviso la città, icona della guerra fredda. Alla Berlino nazista e a quella del muro, abbiamo dedicato due tour tematici di cui spero di riuscire a scrivere presto; qui mi soffermerò sulle tappe più significative del nostro soggiorno berlinese.

Una cosa è certa: quattro giorni (il quinto lo abbiamo speso quasi interamente a Postdam) sono pochissimi. Nello scegliere le cose da fare e i luoghi da visitare non abbiamo prestato particolare attenzione a che fossero a misura di bambino ma abbiamo cercato di fare in modo che anche i più piccoli (6 in tutto) potessero scegliere delle cose da fare e apprezzare quelle decise da noi adulti. Ancora una volta viaggiare con un’altra famiglia si è rivelata una scelta più che piacevole sia per i grandi che per i piccoli.

Il pergamonmuseum

La nostra prima tappa è stato il Pergamonmuseus, il celebre museo, situato all’interno dell’Isola dei Musei, famoso per l’altare di Pergamo. Sapevamo che il celebre altare non sarebbe stato visibile a causa dei lavori di ristrutturazione dell’ala che lo ospita, ma la visita è stata ugualmente molto interessante, specie per le fanciulle. Entrambe si sono incantate di fronte alla Porta Ishtar di Babilonia, alla porta del mercato di Mileto e alla Camera di Aleppo. Esistono varie tipologie di biglietti : noi abbiamo scelto quello cumulativo per visitare più musei dell’isola nell’arco della giornata. Senza prenotazione ce la siamo cavata con circa 30 minuti di coda. L’audioguida è compresa nel biglietto e si è rivelata molto utile per scoprire dettagli e curiosità delle opere esposte.

Il Neuses Museum

Lasciato il Pergamon Museum, abbiamo visitato il Neuses Museum, il museo che ospita la collezione egizia. Il pezzo forte del Museo è il busto di Nefertiti. La collezione vanta anche il famoso cappello d’oro, un manufatto della tarda età del Bronzo che probabilmente custodisce un calendario lunare e solare. Anche in questo caso, l’audioguida è stata un prezioso alleato.

Alexander Platz

Poco distante dall’isola dei musei ci sta la mitica Alexander Platz, dominata dalla Fernsehturm, la torre della televisione. Voluta dai dirigenti della DDR come simbolo della “grandezza” del paese, la torre ospita una piattaforma panoramica. I prezzi ci hanno fatto desistere dal raggiungere la grande sfera metallica. Accanto alla torre ci sta una piccola area giochi con tappetti elastici e delle pareti scoscese che i bambini utilizzano come scivoli. Proprio sotto la torre c’è la Marienkirke e poco distante il Rothes Rathaus, il principale municipio della città che prende il nome dai mattoni rossi con cui è costruito.

Marienkirche

Marienkirche risale all’ultimo decennio del 1200 ed è divenuta protestante dopo la riforma luterana. Nel medioevo era circondata da edifici, oggi appare solitaria. Ci siamo andati incuriositi dalla Danza Macabra, un affresco lungo 22 metri che ricorda la peste del 1484, ma a causa dei lavori di restauro non lo abbiamo potuto vedere.

Marx ed Engels

Nell’area di Alexander Platz si trovano anche le statue di Marx ed Engels, gli autori del Manifesto del Partito Comunista del 1848. I due, ovviamente, stanno su tutti i libri di storia e filosofia, motivo sufficiente per andare a vedere come sono stati ritratti. Le due statue, simbolo del regime comunista, sono state negli anni scorsi al centro di un vivace dibattito tra chi voleva spostarle fuori città e chi reputava fosse meglio lasciarle al loro posto.

Brandemburger Tor

Berlino, Porta di Brandeburgo

Non c’è guida in cui la Porta di Brandemburgo non sia citata come il simbolo di Berlino, se non altro perchè è qui che furono girate le immagini più celebri di quel 9 novembre del 1989, il giorno della caduta del muro. Devo ammettere che vederla per la prima volta al tramonto è stata un’esperienza casuale ma sarebbe stata una scelta più che azzeccata. Realizzata tra il 1788 e il 1791, la Porta di Brandeburgo ha visto ” scorrere” sotto di sè molti eventi di portata storica. Napoleone avrebbe voluto portarla a Parigi ma si accontentò della Quadriga che la sormonta. Quest’ultima fu riportata a Berlino nel 1814 e la Dea, simbolo della vittoria, domina Pariser Platz e guarda, non a caso, verso l’ambasciata francese; un messaggio velato, ma neppure troppo. La Porta di Brandeburgo fu un luogo simbolo per il regime nazista e durante gli anni della divisione stava all’interno della cosidetta striscia della morte, l’area, di Berlino Est, tra i due muri che separavano la capitale della DDR dall’enclave occidentale. Nel 1963, in occasione della visita di Kennedy a Berlino Ovest, i vertici della DDR la coprirono con dei teli rossi in modo da impedirgli di guardare a Est.

DDR Museum

Siamo stati al DDR Museum dopo una giornata a Postdam. Si tratta di un museo nato nel 2006 e ampliato nel 2016 che custodisce oggeti e cimeli donati da privati. Ad attirare i turisti ( e non ci siamo sottratti) è soprattutto la vecchia Trabant su cui un simulatore permette di mettersi al volante e sperimentare la guida di questo simbolo della DDR. In realtà curiosare nei cassetti, sedersi negli uffici dei funzionari e in quello della Stasi, così come gironzolare in un appartamento o in un asilo dei tempi della Repubblica Democratica fornisce utili spunti per capire come si vivesse a Berlino Est negli anni del regime comunista. Non c’è un percorso espositivo vero e proprio e così si può spaziare liberamente dall’Università allo Sport, dal Muro ai prodotti più diffusi.

Un’ampia area del museo ospita la ricostruzione di un tipico appartamento dei Plattenbau, i giganteschi palazzoni prefabbricati: nella camera dei bambini ci sono i finti Lego senza omini e i fumetti per chi era costretto a rinunciare all’occidentale Topolino; nel Frigo della Cucina, invece, ci si può sottoporre ad un test per conocere quale fosse la condizione della donna nella DDR. Nel complesso, il museo permette di avvicinarsi in modo leggero ad un paese, la DDR, in cui le donne avevano 12 mesi di maternità, i nidi erano un luogo di socializzazione ai valori del regime e lo Sport un modo per raggiungere l’Occidente e non tornare più nel mondo sovietico. Il museo si trova sulle sponde della Sprea, poco distante da Duomo.

Museum fur Naturkunde

Il Museo di Storia Naturale è uno di quei posti in cui, probabilmente, non saremmo andati se non avessimo avuto i bambini al seguito: sono, infatti, stati loro a scegliere di visitarlo. La sala dei dinosauri sta proprio davanti all’ingresso e far uscire i bambini, dopo quasi un’ora di permanenza, è stata un’impresa. Ma come dargli torto: la sala ospita la ricostruzione di un gigantesco Brachiosauro a cui spetta il titolo di più grande al mondo e gli enormi scheletri di altre creature del giurassico. Diversi schermi interattivi e dei telescopi multimediali permettono di vedere come il brachiosauro e gli altri dinosauri si muovessero nell’ambiente.

In un’altra sala è ospitato Tristan, un T-Rex di 12 metri di lunghezza e quattro di altezza. Si tratta della star del museo anche perchè è il tirannosauro più grande esposto in Europa e uno dei meglio conservati al mondo. Il selvaggio, inoltre, mi ha costretto a percorrere per ben due volte la sala che ospita una quantità impressionante di pesci, anfibi e altri animali conservati in una soluzione di acqua e sale in bottiglie e contenitori di vetro di ogni misura. Fortunatamente dopo ci siamo spaparanzati su un grande divano circolare per scoprire la formazione dell’universo proiettata sul soffitto.

East Side Gallery

La passeggiata lungo la East Side Gallery è stata uno dei momenti più attesi della nostra permanenza a Berlino. Si tratta di un lungo tratto di Muro, 1,3 km, divenuto, nei mesi successivi alla caduta del muro, una gigantesca tela in cui artisti e graffitisti di tutto il mondo hanno lasciato il loro messaggio. Questa porzione di muro, a ridosso del fiume, ospita oltre cento murales che inneggiano al pacifismo e ironizzano sulla storia della DDR. Tra i più famosi c’è il bacio tra Erich Honecker e Leonid Breznev, rispettivamente leader della Germania Est e dell’Unione Sovietica. Il murales realizzato da Vrubel si ispira alla foto del bacio socialista scattata nel 1979 dal francese Regis Bossu. Altrettanto celebre è il murales della Trabant che sfonda il muro.

Amplelmann, l’omino dei semafori

L’omino dei semafori, pur non essendo un museo o un luogo da visitare, ha attratto, fin da subito, la nostra attenzione. Ideato nei’60 dallo psicologo Peglau con l’obiettivo di ridurre gli incidenti che preoccupavano le autorità di Berlino Est, l’omino col cappello è oggi uno dei simboli della città, super fotografato dai turisti.

Kaiser Wilhem Gedachtis Kirche

Con il suo tetto squarciato la Kaiser Wilhem Gedacthtis Kirke è uno dei simboli di Berlino. Il tetto danneggiato è ciò che resta della chiesa neoromanica distrutta dai bombardamenti del’43. Al suo interno, alcune fotografie mostrano i fedeli partecipare ad una funzione con il tetto danneggiato che lasciava intravedere il cielo. Accanto alla torre sorge la nuova chiesa, chiamata dai berlinesi “scatola di cipria”. Il “dente cavo”, ossia il campanile danneggiato, è stato lasciato come monito della distruzione della guerra. Guardarlo lascia davvero impressionanti, anche se ciò che si prova è solo una frazione infinitamente piccola di ciò che è stato sperimentato da chi ha vissuto e vive tra le macerie di un conflitto bellico. L’altro lato della strada ospita vari locali alla moda e dalla terrazza si può sbirciare lo zoo: sotto ci sono i recinti delle scimmie.

Charlottenburg: i giardini del palazzo

Parchi e giardini sono da sempre mete delle città che visitiamo. Stavolta ci siamo concessi qualche ora di relax negli splendidi giardini del palazzo di Charlottenburg. Le fanciulle avrebbero voluto visitare il palazzo , residenza estiva di Sophie Charlotte, moglie del principe elettore Federico II. Ma, visto che siamo arrivati a ridosso della chiusura, si sono dovute accontentare dei giardini. Percorrendo i viali e affacciandosi dal ponte sul laghetto si possono scorgere romantici scorci del palazzo. Le fanciulle hanno avvistato anche uno scoiattolo.

Postdamer Platz

Negli anni 20, ricordati da un vecchio orologio, Postadamer Platz era una delle zone più vive di tutta Berlino al punto che qui fu installato uno dei primi semafori in Europa. Quasi totalmente distrutta dai bombardamenti è stata trasformata in un’area che ospita costruzioni avveniristiche. Alcuni la considerano uno dei maggiori concentrati di architettura contemporanea del vecchio continente. I lavori di “ricostruzione” sono stati coordinati da Renzo Piano che ha anche disegnato alcuni dei palazzi. La cupola del Sony Center dovrebbe ricordare il monte Fuji.

Negli anni del muro una porzione di quest’area, il triangolo di Lennè, apparteneva ai sovietici ma era stato lasciato in territorio occidentale. Negli anni’80 si popolò di punk, anarchici, e militanti ecologisti. Quando, nel 1988, divenne territorio di Berlino Ovest, questi tentarono di opporsi alla costruzione di un tratto di tangenziale e, dopo gli scontri con la polizia, scavalcarono il muro e cercarono rifugio a Est. Qui vennero rifoccilati e rimandati a Ovest attraverso i varchi meno pattugliati dagli occidentali.

Davanti ai pochi resti del muro, infine, è impossibile non ricordare The Wall, il mega live organizzato da Roger Waters, ex bassista dei Pink Floyd, per celebrare la caduta del muro. Era il 21 luglio 1990 e ad assistervi c’erano oltre 250.000 persone. Oggi, intorno a Postdamer Platz ruota la Berlinale che a febbraio trasforma la città in una delle capitali del cinema internazionale. Peccato non aver avuto il tempo di visitare il museo del cinema.

Memoriale degli ebrei assassinati in Europa

La visita al Memoriale della Shoah è stato uno dei momenti di più forte intensità del nostro soggiorno nella capitale tedesca. Il memoriale è un immenso labirinto formato da 2700 blocchi di cemento scuro, tutti apparentemente uguali ma tutti di diversa altezza, disposti su un’area pari a quella di due campi da calcio. Il terreno su cui sono stati posti, come lapidi di un grande cimitero, è ondulato e questo contribuisce a amplificare il disorientamento che si prova a camminare tra i grandi blocchi grigi. Il labrinto, come suggerì anche l’architetto Peter Eisenman, va attraversato lasciando spazio alle sensazioni come lo smarrimento nel non riuscire a ritrovare i punti di riferimento. Dall’alto il memoriale appare come una distesa ordinata di blocchi di cemento, un ordine che stride con l’aberrante ricordo degli oltre sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento . Sotto il memoriale c’è un centro di documentazione.

Il palazzo del Parlamento: il Reichstag

Sfortunatamente non siamo riusciti a visitare il Parlamento e vedere Berlino dai vetri della cupola: quando abbiamo deciso di prenotare, infatti, era già tutto esaurito. La costruzione dell’edificio iniziò nel 1884, dopo l’unificazione tedesca ma è noto soprattutto perchè il suo incendio fornì a Hitler, salito da poco al potere, il pretesto per adottare misure speciali nei confronti degli avversari politici. Il Reichstag è tornato ad essere sede del Parlamento tedesco dopo la riunificazione della Germania. La grande cupola che lo sovrasta è stata realizzata da Sir Norman Foster.


Gendarmenmarkt

Questa piazza, risalente al 1700, fu voluta da Federico III (poi Fedrico I) èd è considerata una delle più belle di tutta Berlino. I due edifici gemelli, ispirati a Piazza del Popolo, sono il il Deutscher Dom e il Französischer Dom, realizzato quando Berlino accolse gli ugonotti scappati dalla Francia. Il trittico architettonico è completato dalla Konzerthaus.

Berliner Dom

La nostra permanenza a Berlino è terminata di fronte al Berliner Dom, l’imponente chiesa neobarocca voluta dagli Hoenzollern alla fine del’900 e pesantemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La chiesa, nella cui cripta sono conservati i sarcofagi degli Hohenzoller, è stata riaperta nel 1993.

Visite guidate

Abbiamo visitato molti dei luoghi di cui vi ho parlato autonomamente, altri li abbiamo scoperti partecipando al tour Berlino Indispensabile. La nostra guida, Antonella, oltre ad averci fatto conoscere storie e anedotti legati ai luoghi e ai monumenti si è mostrata molto disponibile nei confronti dei bambini, compreso il selvaggio. I tour hanno un prezzo non oneroso e bambini e ragazzi fino a 13 anni non pagano. I gruppi non sono troppo numerosi e ci si sposta a piedi o con i mezzi pubblici.

Currywurst, birra e non solo

Durante il nostro breve soggiorno a Berlino siamo riusciti, specialmente a pranzo, a mangiare senza spendere una fortuna. Ovviamente, non ci siamo fatti mancare il classico currywurst: un bratwurst bollito e cosparso di salsa di pomodoro e curry. Si tratta di un tipico cibo di strada tedesco nato proprio a Berlino. Ovviamente abbiamo assaggiato anche altri piatti della cucina tedessca come lo stinco e wurstel di vari tipi. Noi grandi, inoltre, ne abbiamo approffitato per sorseggiare alcune birre berlinesi come la popolare Berliner Kindl. Il kebab, specialità di origine turca, si è diffuso in Europa grazie all’intuizione di un ristoratore turco che inventò il doner kebab, ovvero lo spiedo verticale su cui viene cotta la carne. Naturalmente ne abbiamo provato diversi. I bambini, inoltre, attratti dalle diverse catene presenti in città hanno voluto provare piatti della cucina orientale.

Consigli non richiesti

A Berlino ci si muove senza problemi con i mezzi pubblici: metropolitana e autobus. Noi abbiamo fatto un abbonamento turistico che permetteva ad ogni adulto di far viaggiare gratis 3 bambini tra i 6 e i 14 anni e a a cui erano associati sconti in diverse attrazioni turistiche.

Quando si viaggia con i bambini, non mancano mai le occasioni per…andare in bagno. Utile tenere con sè delle monete da 50 centesimi, tariffa, obbligatoria o suggerita, in molti servizi pubblici, compresi quelli di alcune birrerie.

Seguitemi e condividete se vi va
error

4 pensieri riguardo “Quattro giorni (quasi cinque) a Berlino

  1. Sai che non conscevo l’omino dei semafori?? Amo la Germania, per ora non sono ancora mai stata a Berlino ma mi piacerebbe tanto vederla e vorrei proprio fare un percorso simile a quello che hai scritto. Mi salvo questo post perché lo trovo davvero completo ed interessante!
    Poi grazie alle foto mi hai fatto un po’ sognare ad occhi aperti!

  2. Quanta nostalgia per Berlino!! Ci sono stata già cinque volte in vent’anni ma ogni tot ho la necessità di ritornarci! Mi manca una visita al Reichstag (che è nella mia wishlist delle cose da fare a Berlino da troppo tempo) e il museo della DDR (ma per compensare ho visitato il museo della Stasi: una visita ne vale la pena!).

    1. Io spero proprio di tornarci: in una volta sola non si può che avere un piccolo assaggio. Non pensavo che mi sarebbe piaciuta così tanto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *