Febbraio, il viaggio e il puzzle

Febbraio è l’inizio di un viaggio. Un viaggio intuito e confermato da due linee rosa in una mattina di San Valentino. Il tempo di accompagnare le bambine a scuola e la data presunta di sbarco era già stata segnata su un foglio bianco: 10 ttobre 2012. A febbraio nessuno sapeva che lei sarebbe sbarcata su questo mondo con largo anticipo e senza vita. Me lo ricordo quel febbraio di 29 giorni: freddo come nessun altro che ricordi. E così nei ricordi c’è un filo sottile che lega la neve di quel febbraio a quel giorno d’agosto senza maestrale. La neve, il vento, il mare: Lucrezia non li ha conosciuti ma parlano di lei.

Febbraio è un piumino nero che ancora indosso. Febbraio è un carico di ricordi, divenuti, non so quando, preziosi alleati. Per tanto tempo i ricordi sono stati nemici da evitare. Ora sono amici. Presenze, ora discrete ora ingombranti, in cui perdersi alla ricerca di dettagli. I ricordi sono il segno inequivocabile del suo passaggio, di un amore che non c’è stato dato di vivere ma che malgrado tutto vive.

Febbraio è la normalità. La routine del primo appuntamento col ginecologo e delle prime analisi del sangue. Febbraio è la paura che tutto finisse troppo presto mista alla beata incoscienza dell “andrà tutto bene”.

Febbraio è un puzzle destinato a rimanere senza un pezzo. Febbraio è la consapevolezza della pienezza di quel vuoto. Febbraio è la certezza che “ne farai un altro” è un’immane sciocchezza. Un altro figlio è arrivato ad arricchire la nostra vita. Ma si tratta di un altro figlio, diverso, unico, come chi è arrivato prima di lui. Abbiamo accolto il nostro Arcobaleno come un grande dono ma la sua tessera si è inserita accanto al pezzo mancante, non si è sovrapposto ad esso. Ecco perchè quel “ne farai un altro” anche se detto a fin di bene, è un’assurdità, il misconoscimento di chi, anche per poco, è passato nella nostra vita.

Febbraio col ricordo di un test di gravidanza, conservato in un cassetto, è la sicurezza assoluta che “nessun piede è troppo piccolo da non lasciare la sua impronta”. Febbraio è l’amore che fiorisce prima ancora di sentire il battito e non svanisce con un terribile “non c’è più battito”.

Febbraio resta l’inizio di un viaggio. Un viaggio che continua nonostante l’assenza. In quel febbraio è iniziato un percorso che non si è interrotto coll’infrangersi del sogno: prosegue nei “come sarebbe stato” e in dettagli che forse, in altre circostanze, sarebbero stati insignificanti. Sono dolorosi i “chissà…” , hanno il sapore amaro di ciò che non è stato. Eppure hanno un retrogusto dolce, quello di un’amore che non conoscerà l’oblio. Ricordare è il solo modo che m’è stato concesso per amare questa figlia che come ogni figlio mi ha cambiato un po’ la vita.

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