“Rispondi a”: il grande sconosciuto delle chat di classe

Non ho nulla contro i gruppi WhatsApp dei genitori e non mi è mai (vabbè dai, quasi mai) passata per la testa l’idea di uscire dal gruppo. Eppure le chat di classe hanno il potere di tirare fuori il lato più asociale (o se preferite, meno socievole) di me. Non c’è giorno in cui non stra-ringrazi le genitrici super-efficienti che si premurano di rimembrare variazioni d’orario, riunioni, gite e impegni vari.  Insomma, lunga vita ai promemoria collettivi che salvano noi disorganizzate dalla disapprovazione figliesca e ci forniscono una spolverata di immeritata efficienza.  

Detto questo, le chat continuano ad avere per me qualcosa di oscuro e incomprensibile. Ad ogni avviso segue, inevitabile, una pioggia di grazie, condita da faccine e cuoricini da far sballare la glicemia anche al più coccoloso tra gli orsacchiotti di peluche. Ed è una pioggia inarrestabile perché anche un sobrio “grazie da parte di tutti” può scatenare il diluvio di cuoricini (con buona pace dell’orsacchiotto coccoloso di cui sopra) e pollici volti all’insù in segno di inequivocabile approvazione.

Fenomeni analoghi vengono scatenati da una qualsiasi domanda. “Gigio ha perso la felpa rossa con le macchinine verdi e blù. Qualcuno l’ha vista?” chiede la mamma di Gigio. La notifica non fa in tempo ad arrivare che divampa il temporale dei “Noi no, mi dispiace”. E mentre io penso “ha chiesto chi l’ha vista non chi non l’ha vista” si è già scatenato un nuovo acquazzone, quello dei “hai guardato in…?”, “hai chiesto a…” e via discorrendo.

Ma è un altro fenomeno a scatenare il top della mia scarsa socievolezza. Capita quando qualcuno, per scusarsi di un ritardo o di una piccola dimenticanza, si sente in dovere di fornire una giustificazione. Come se non bastasse la sfiga che gli ha rovinato i programmi, infatti, la poveretta o il poveretto, si deve sorbire l’intero repertorio di casi analoghi ( si spazia dai piccoli malanni ai ladri di biciclette, dai parcheggi ai mille misteri della burocrazia) capitati ai membri del gruppo. Chi è sprovvisto di quella particolare sfiga, ovviamente, non si può limitare a un “mi dispiace” o “non ti preoccupare” ma scava nella memoria alla ricerca di quanto accaduto a parenti, fino al quarto grado, conoscenti e amici degli amici. Il tutto ovviamente visibile a tutti. Ed è qui che potrebbe entrare in ballo lui, il grande sconosciuto: il tasto “rispondi a…” che permette a ciascuno di “farsi sentire” senza intasare la chat…e senza divulgare i fatti propri e altrui proprio a tutti.

La funzione “rispondi a…” potrebbe essere utile in mille altre circostanze: ad esempio quando la discussione prende una piega incomprensibile ai più o si tramuta in un botta e risposta ad oltranza tra due o tre partecipanti. “Rispondi a…” ha, inoltre, l’innegabile vantaggio di garantire la privacy delle smemorine (io) e delle scarsamente efficienti ( sempre io) che, nonostante l’ennesimo avviso, si scordano di lasciare nel luogo appositamente concordato i “tot euro” per “l’attività x…”.

Ok, lo ammetto. Questo post rischia di prendere una piega insensibile e cattivella. Allora che dite di, smorzare i toni, con un caffè?  Mi raccomando, fatemi sapere con “rispondi a…”.

Ma non è che, davvero, la mia “asocialità” sta superando i limiti di sicurezza? (rispondi a….)

Seguitemi e condividete se vi va

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