La scogliera di Portopaglietto, “avventura” a due passi dall’ombrellone

Quando ero piccola la scogliera ( le rocce come le chiamavo e continuo a chiamarle) di Portopaglietto, spiaggia di sabbia a Portoscuso, mi apparivano un luogo fantastico. Il fatto che a noi bambini fosse permesso di gironzolare per le grandi falesie solo accompagnati da un adulto contribuiva a renderle misteriose e cariche di fascino. A riguardarle oggi credo che potrebbero fare da sfondo a un cartone animato dello studio Ghibli oppure a ospitare storie di pirati e indiani (lo so l’abbinamento è insolito ma il rosso, anche se quasi viole, delle rocce mi fa pensare ai pellerossa e i piccoli anfratti a porti di fortuna per filibustieri).

 

Qualcosa di simile deve succedere anche nella testa delle gnome e del selvaggio. Ormai da anni, ogni volta che andiamo a Portopaglietto, per ripararci dal maestrale che sovente soffia forte su questo tratto di costa sud-occidentale della Sardegna, è d’obbligo una “passeggiata”, “scalata” sulle rocce della scogliera.

Praticamente attaccata alla spiaggia, la scogliera si affaccia sul mare e permette di osservare la spiaggia, la vicina Carloforte e il mare aperto.  Le bambine, diligentemente seguite dallo gnomo, adorano arrampicarsi sulle rocce e raggiungere punti sempre più alti. Io mi sgolo a suon di “attenzione”, “tornate indietro” ma finisco sempre per seguirle nei punti più impervi ( che a loro non appaiono tali). Il luogo, come molti altri, richiede prudenza, attenzione e tutti quegli accorgimenti indispensabili a non trasformare un’ avventura in tragedia.

Nei giorni in cui il mare è agitato si può godere di uno di quelli spettacoli che solo la natura sa offrire: l’infrangersi dei cavalloni sugli scogli. La schiuma bianca che si alza in alto e il sciabordare tumultuoso delle grandi onde è qualcosa che incanta ma che va osservato a debita distanza.

Ogni volta che, dopo la consueta passeggiata, torniamo in spiaggia penso che la possibilità di arrampicarsi come capre sulle rocce, osservare il mare a caccia di particolari sconosciuti e scrutare l’orizzonte come novelli esploratori sia una di quelle “avventure” che dovrebbe essere annoverata tra i diritti di tutti i bambini.

Stupirci del loro stupore davanti alla grandezza della natura, anche quella a portata di mano e a due passi da casa o dall’ombrellone, invece è qualcosa di cui noi adulti non dovremmo mai scordarci. E se lo stupore per la bellezza di ciò che inonda i nostri occhi colpisce pure noi tanto meglio.

 

 

Seguitemi e condividete se vi va

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *