Tre giorni a Budapest

Era da tempo che Budapest stava nella lista delle città europee da visitare. Finalmente a fine aprile si sono verificate in contemporanea una serie di condizioni (ponti, budget, quasi assenza di impegni figlieschi) che ci hanno permesso di trascorrere tre giorni nella capitale ungherese.

Giorno 1

Siamo arrivati a Budapest in auto e come spesso ci accade abbiamo abbandonato l’auto in un parcheggio d’interscambio totalmente gratuito. Scesi dalla metro siamo saliti sul mitico tram numero due con cui abbiamo raggiunto il famoso Ponte delle Catene. Lo abbiamo attraversato a piedi e da lì, snobbando la funicolare per la troppa fila, siamo saliti lungo l sentiero  fino al Palazzo Reale, imponente costruzione che ospita la Galleria Nazionale e il Museo della storia di Budapest. Rimandata la visita ai musei ad una prossima visita, abbiamo preferito concederci una passeggiata per le strade di Buda, prima, però, abbiamo ammirato lo splendido panorama. Dal piazzale antistante in castello, infatti, si può godere di una splendida vista su Pest, osservare da lontano lo splendido Palazzo del Parlamento e i ponti sul Danubio.

Subito dopo abbiamo raggiunto a piedi la Chiesa di Mattia. Dedicata a Nostra Signora, la chiesa deve il suo nome “comune” al re Mattia che qui si sposò. L’attuale costruzione, con i suoi pinnacoli a punta e il tetto rivestito di piastrelle di ceramica, è stata ricostruita in stile neogotico sui resti della precedente chiesa duecentesca. L’interno è riccamente decorato e i bambini non hanno potuto fare a meno di mettersi alla ricerca del corvo nero, simbolo del re Mattia Corvino. La chiesa ospita anche una collezione di arte sacra, un piccolo museo dove abbiamo potuto vedere la riproduzione della corona di Mattia. L’originale si trova nel Palazzo del Parlamento che non siamo riusciti a visitare.

La terza tappa, praticamente obbligata, è stato il bianchissimo e decorativo Bastione dei Pescatori. Le sette torrette che lo compongono ricordano le tribù magiare che conquistarono quello che sarebbe diventato il regno d’Ungheria. Il biglietto d’ingresso viene ampiamente ripagato dallo splendido panorama, un colpo d’occhio sul Danubio e su Pest. Qui ci siamo concessi una piccola pausa in un grazioso giardino,una pausa allietata dal violino di un musicista di strada.

La penultima tappa della nostra prima giornata è stata dettata dalle bambine: il labirinto sotterraneo. Quando hanno saputo che nelle grotte calcaree, usate come prigioni e simili nel medioevo, fu imprigionato Dracula, non hanno resistito. Il labirinto, in sé non è nulla di eccezionale, le le tracce del vampiro più famoso del mondo sono scarse, ma le musiche, le scene ricostruite con vecchi costumi dell’Opera e un tratto che deve essere percorso al buio, lo rendono un grande e insolito “castello stregato”. Insomma una roba da turisti, non imperdibile ma divertente…se frequenti le elementari. Stanchi della giornata e del viaggio che l’aveva preceduta, ci siamo concessi una gigantesca fetta di torta in una piccola pasticceria e abbiamo abbandonato Buda per una delle tappe più attese della nostra permanenza in città: le terme.

La capitale magiara offre un’ampia scelta di terme e varrebbe la pena di concedersi una pausa rilassante in ognuno degli stabilimenti più famosi. Portafoglio e tempo non lo hanno permesso e quindi abbiamo scelto le Szécheny. La serata non poteva che cominciare nella grande vasca all’aperto, dove abbiamo potuto anche posare lo sguardo su due giocatori di scacchi che, come promesso dalle guide di viaggio, si dedicavano alla scacchiera stando immersi in piscina. La massiccia presenza di turisti è innegabile così come la tolleranza degli astanti nei confronti dello gnomo che, seppur “istruito”, ha preferito sguazzare e non ha pensato neppure per un momento a una pausa rilassante. Lasciata la vasca esterna ci siamo addentrati tra le 16 vasche interne in cui acque calde e fredde, a diverse temperature, si susseguono l’una all’altra nel bellissimo complesso ottocentesco. La serata ovviamente è finita dove era cominciata: nella vasca esterna resa ancora più suggestiva dall’atmosfera notturna. Il tempo di una doccia, di asciugarsi i capelli (con phon non adatti ad una testa riccia e ribelle come quella della gnoma numero uno) e di un panino (al volo lungo la via del ritorno) e la nostra prima giornata a Budapest è terminata.

Giorno 2

Un “sold out” ci aveva avvertito prima della partenza (semi improvvisata) che difficilmente saremo riusciti a visitare il Palazzo del Parlamento. La nostra seconda giornata nella capitale ungherese, però, è comunque iniziata dalla piazza antistante questo gigantesco ed elegante edificio che merita di essere ammirato anche da vicino, e non solo dall’altra sponda del Danubio. Bianco, in un mix di neogotico e barocco, il palazzo, che si affaccia sul lungofiume, è sormontato da una cupola alta 96 metri, numero che, si legge sulle guide, ricorda l’anno in cui i Magiari si installarono nell’attuale Ungheria e ricorre più volte in città. L’interno viene descritto come zeppo di intagli, dorature, sale e scalinate, motivo per cui in occasione di una prossima visita, provvederemo per tempo ad acquistare i biglietti e prenotare la visita.

Lasciato, con un po’ di delusione delle bambine che volevano posare gli occhi sulla corona reale, il palazzo del Parlamento ci siamo spostati di poco e abbiamo raggiunto le Scarpe sulla riva del Danubio, monumento che ricorda il massacro di centinaia di ebrei ad opera delle Croci Frecciate. Uomini, donne e bambini, venivano costretti a togliere le scarpe, legati a gruppi di tre, uccisi a colpi di mitra e gettati nel fiume. “Cosa sono?” “Perchè?” hanno chiesto le bambine. La risposta è contenuta nei libri di storia e richiama l’orrore dell’Olocausto che il memoriale, nella sua semplicità, preserva e comunica.

Una lunga passeggiata ci ha condotto fino alla Basilica di Santo Stefano. Immediatamente abbiamo percorso i  302 gradini che conducono alla base della cupola, alta 96 metri, esattamente come quella del Parlamento. Il panorama è imperdibile. L’interno della chiesa, in cui è conservata e venerata come reliquia la mano destra di Santo Stefano, è un trionfo di decorazioni, stucchi, colori.

Giunto il momento del pranzo, ci siamo trasferiti al Mercato Centrale. Al primo piano, osservando dall’alto i tanti banchi di prodotti alimentari, abbiamo mangiato un ottimo gulash (da turisti, ma che importa?) prima di dare il là alla seconda parte della giornata.

La prima tappa pomeridiana ci ha portato appena fuori dai più consueti itinerari turistici. Spinti dal ricordo delle nostre prime letture abbiamo raggiunto il Monumento ai Ragazzi della via Pal, un piccolo gruppo di statue in bronzo che ricorda i protagonisti del famoso romanzo di Feren Molnar. Dinnanzi a quei ragazzini che giocano con le biglie davanti alla scuola sotto gli occhi dei “nemici” è impossibile non richiamare alla memoria la guerra tra “quelli della via Pal” e “le camicie rosse” e la tragica quanto assurda morte di Nemecsek. Il monumento non è lontano da alcuni luoghi simbolo della rivolta del’56 e dalla Casa del Terrore, sede prima della polizia nazista e in seguito di quella del regime comunista. Il museo ci è stato consigliato da molti ma, per ora, lo abbiamo ritenuto poco adatto alle bambine.

Il resto del pomeriggio lo abbiamo trascorso in tutt’altra zona della città. Dopo aver raggiunto e attraversato il Ponte della Libertà, ci siamo incamminati verso la Chiesa nella Roccia, una piccola e suggestiva chiesa scavata in una grotta, sulle pendici del colle di Gellert. Lasciata la chiesa, ci siamo dedicati ad una piacevole passeggiata verso la sommità della collina di Gellert. La salita, lungo un sentiero immerso nel verde, è stata interrotta da una lunga pausa in un parco giochi. Gnomo e gnome non hanno resistito al richiamo di quattro lunghi scivoli, attrazione, a quanto abbiamo visto, molto apprezzata e frequentata dai turisti quanto dai residenti della zona. E visto che tutti i bambini affondavano la faccia in gigantesche nuvole di zucchero filato, vendute da un ambulante, i nostri non sono stati da meno. Dopo un’ora di scivolate abbiamo ripreso il sentiero che ci ha portato fin sotto al Monumento alla Liberazione, sovrastato dalla Statua della Libertà. Costruito per commemorare la liberazione dal nazismo, il monumento, o meglio la sua storia, “narra” anche il rapporto conflittuale del paese con il regime sovietico. Poco distante sorge la Cittadella: al nostro arrivo i cancelli erano già chiusi e così ci siamo concessi una lunghissima passeggiata e, complice il tramonto, abbiamo ammirato lo spettacolare panorama: la collina offre un’incantevole vista su Pest e sul palazzo di Buda. Quando siamo scesi, attraverso un altro sentiero immerso nel verde, era già buio. La stanchezza d

Giorno 3

Il nostro ultimo giorno nella capitale ungherese è iniziato con la visita alla Grande Sinagoga di Budapest, la più grande in Europa. La sinagoga durante festività ebraiche attrae fedeli da tutta l’Ungheria. Realizzata in stile moresco,è  una sinagoga neologa, corrente dell’ebraismo che fonde elementi ortodossi e riformisti, come testimoniato dalla contemporanea presenza di spazi separati per uomini e donne e di un grande organo a canne. Il biglietto comprende la visita guidata.  All’esterno è particolarmente significativo l’Albero della Vita, un grande salice, finanziato da Tony Curtis, sulle cui foglie sono scritti i nomi delle vittime del ghetto.  A pochi passi da quest’opera si trova un piccolo Giardino dei Giusti: sulla lapide che ricorda i non ebrei che si sono adoperati per salvare gli ebrei dallo sterminio nazista troviamo anche i nomi del nunzio Angelo Rotta,  di  Gennaro Verolino e  di Giorgio Perlasca, la cui opera divenne pubblica solo alla fine degli anni’80. Sulla lapide svetta il nome di Raoul Wallenberg, diplomatico svedese poi arrestato e fatto sparire dai sovietici perché accusato di collaborazionismo. Tra la sinagoga e il Giardino dei Giusti c’è un piccolo cimitero in cui sono sepolti tanti ebrei ungheresi morti durante la seconda guerra mondiale, alcune foto ritraggono come si mostrava il ghetto all’indomani della liberazione, nel gennaio del 1945. Interessante anche il Museo a cui si accede con lo stesso biglietto.

La seconda tappa è stata decisamente di tono più leggero. Per fare una sorpresa al Selvaggio, amante ma scarso frequentatore di treni, abbiamo raggiunto la Ferrovia dei Bambini. Costruita tra il 1948 e il 1950, la Ferrovia, sulla scia di quella inaugurata a Mosca nel 1932, vede ragazzini tra i 10 e i 14 anni impegnati come capotreno, capostazione, bigliettai. In circa un’ora il treno attraversa il verde delle colline di Buda. Un’esperienza rilassante che abbiamo condiviso con numerose famiglie del posto:  le fermate intermedie sono metà di gite fuori porta. Peccato non essere scesi alla quarta, quella che conduce alla Torre di Guardia di Janos Hegy da cui pare si possa godere di una vista fantastica. Noi siamo saliti al capolinea di Hűvösvölgy e scesi a quello di Széchenyi-hegy: questo ci ha permesso di tornare in città con la linea 60, una ferrovia a Cremagliera, suggerita tra le “cose da fare a Budapest” con i bambini.

Il nostro pomeriggio è proseguito con una lunga passeggiata tra le strade del centro di Pest che dall’Opera (siamo arrivati quando la biglietteria era già chiusa) ci ha portato fino alla mitica pasticceria Gerbeaud. I prezzi non si possono certo definire popolari ma vale la pena di assaggiare la torta Dobos, un trionfo di pan di spagna e crema al cioccolato con in cima uno strato di caramello croccante. Il servizio al tavolo ci avrebbe portato ampiamente fuori budget, ma vi assicuro che la torta era deliziosa anche sui gradini della fontana nella piazza antistante.

Fatto il pieno di zuccheri abbiamo raggiunto la metro e puntato verso la Piazza degli Eroi. Costruita nel 1896 per celebrare il millenario dell’Ungheria, la piazza è dominata dal maestoso monumento del Millennio che ricorda i capi delle sette tribù magiare che si insediarono nel paese. Qui nel 1989 si svolsero i “nuovi” funerali di Irme Nagy, leader della rivolta antisovietica, che prima di consegnarsi ed essere giustiziato dalle autorità comuniste, trovò rifugio nell’allora ambasciata Yugoslava, sull’altro lato della strada.

Lasciata la piazza ci siamo inoltrati nel  Városliget, il parco cittadino, dove l’attenzione dei bambini è stata catalizzata dal  Vajdahunyad vár,  realizzato sulla falsariga di un castello della Transilvania. Il parco con i suoi spazi verdi costituisce un’ottima metà per un po’ di relax. Inutile dire che le bambine hanno deciso di volerci tornare in inverno quando il laghetto artificiale del castello viene trasformato in una grande pista di pattinaggio sul ghiaccio.

L’ultima tappa della nostra breve vacanza a Budapest è stata la cosiddetta Principessa sul Danubio, una delle tante statue sparse per la città. Simile ad un folletto e una sorta di must dei tour fotografici, la statua sta sulla sponda del fiume e dà alle spalle al palazzo reale. A pochi metri di distanza c’è una fermata del tram numero 2 su cui, naturalmente, siamo saliti per salutare la città con uno sguardo, all’imbrunire, sui suoi monumenti più famosi.

Conoscere una città in tre giorni, qualunque essa sia, è impensabile. La nostra breve permanenza si è ovviamente conclusa senza avere neppure intravisto pezzi importanti della capitale magiara, ottimi motivi per tornarci in futuro. Il programma, che si realizzerà in una data ora sconosciuta, prevede la visita al Museo del Terrore e al Parlamento, una scappata al Memento Park e naturalmente la scoperta delle terme Lucaks e una passeggiata sull’isola Margherita.

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2 pensieri riguardo “Tre giorni a Budapest

  1. Anche a me é piaciuta moltissimo Budapest. Ho visto alcune cose che avete visto, ma mi manca il trenino, le terme e non ho visto le sculture. In compenso abbiamo visitato lo zoo e il Parlamento. Spero di poterci tornare un giorno!

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