Mantova tra acqua e arte: un giorno nella città dei Gonzaga

Circondata dall’acqua, patrimonio dell’Unesco e nota per aver dato i natali a Virgilio: bastano queste tre informazioni per mettere Mantova nella lista delle città italiane da visitare. Avevamo da tempo in programma di trascorrere una giornata nella città dei Gonzaga, unica pecca: abbiamo scelto di farlo di lunedì, il lunedì di Pasquetta per la precisione, giorno di chiusura del Palazzo Ducale.

Mantova è incantevole, proprio come nelle cartoline e nei cartelloni pubblicitari che la ritraggono, Castel San Giorgio conquista la vista e lascia immaginare tempi lontani: quelli del Rinascimento quando i Gonzaga fecero della città riflessa sul Mincio una delle più importanti signorie europee.

Il nostro piccolo tour alla scoperta della città lombarda è iniziato proprio dall’acqua. Meno di dieci euro a testa ( e ancor meno per i bambini)  ci hanno permesso di partecipare ad una delle escursioni in battello sul Mincio. In un’ora è possibile osservare la città che sembra nascere dall’acqua e godere dello spettacolo offerto dal Parco Naturale. L’incanto architettonico della città, infatti, lascia spazio a quello della natura con i suoi colori e i suoi scenari apparentemente sospesi nel tempo.

La seconda tappa della nostra giornata mantovana avrebbe dovuto portarci tra le stanze dell’imponente Palazzo Ducale ma la giornata di chiusura ci ha impedito di inoltrarci nella reggia dei Gonzaga e vedere la famosa Camera degli Sposi dipinta da Andrea Mantegna. La mancata visione della Camera Picta, per la quale è caldamente consigliata la prenotazione anche ai singoli,  costituirà un ottimo motivo per una seconda visita. Un po’ delusi dalla chiusura e dal non averci pensato prima, ci siamo consolati con un delizioso e abbondante panino con il cotechino mantovano, insaccato tipico che un’antica tradizione vuole venga consumato anche a Ferragosto.

Rifocillati abbiamo percorso il tragitto che da Piazza Sordello conduce a Palazzo Te. Praticamente obbligata è stata una sosta in Piazza delle Erbe da sempre una delle più importanti della città. Qui la nostra attenzione è stata attirata dalla suggestiva Rotonda di San Lorenzo: la chiesa romanica a pianta circolare fu voluta da Matilde di Canossa e evoca il Santo Sepolcro a cui è ispirata.

Raggiunto Palazzo Te abbiamo intrapreso un piccolo viaggio in questa dimora cinquecentesca, progettata per l’ozio e lo svago dei Gonzaga da Giulio Romano, allievo di Raffaello. Qui Federico II organizzò un sontuoso banchetto per Carlo V e si tramanda che l’imperatore volle cimentarsi col “gioco della racchetta”. Impossibile non immaginare la Sala dei Cavalli e quella di Amore e Psiche illuminate dalle candele e popolate da nobili e dame. Impossibile, anche, non rimanere stupefatti dalla Sala dei Giganti in cui si viene avvolti e catapultati nel mondo in rovina rappresentato sulle pareti. La nostra visita, seguita da una breve sosta nel giardino, si è conclusa con l’appartamento del giardino segreto e la sua grotta.

A questo punto il nostro programma prevedeva una visita alla Basilica di Sant’Andrea. La chiesa è nota per essere un capolavoro del Rinascimento e perché al suo interno è custodita la Reliquia del Prezioso Sangue di Gesù. I bambini però erano decisamente troppo stanchi e scatenati per questo tipo di visita e così, dopo un ottimo gelato, abbiamo lasciato la città. Non senza voltarci ad ammirare ancora una volta il suo profilo specchiarsi nell’acqua mentre il tramonto annunciava la fine della giornata.

Torneremo: dobbiamo vedere il Palazzo Ducale e la Basilica di Sant’Andrea. Inoltre non abbiamo assaggiato la sbrisolona e neppure i mitici tortelli di zucca. Si narra, inoltre, che altrettanto gustosi siano lo stracotto e il risotto alla pilota. Insomma, di motivi per tornare ne abbiamo più d’uno!

Seguitemi e condividete se vi va

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