Grazie Lapo! Grazie Claudia!

Ieri mi è successa una cosa strana. Mentre facevo un giro in centro con la gnoma ho pensato a Lapo. È stato un pensiero improvviso quasi inspiegabile, perché niente intorno a me e neppure dentro di me in quel preciso istante avrebbe dovuto farmi virare su di lui.  Tornata a casa ho scoperto che ieri era il suo compleanno.  Coincidenza? Memoria ballerina? Non importa.

Lapo è nato 12 anni fa. Morto. Non è stato il primo bambino a nascere con gli occhi chiusi e neppure l’ultimo. Eppure la sua nascita ha cambiato qualcosa. La vita dei suoi genitori e pure la mia, quella di Ilaria, Betta, Nicoletta, Silvia, Tanja e di tante altre persone: mamme e papà, che hanno visto i loro bimbi nascere senza vita o perdere quella stessa vita in tempi che semplicemente non dovrebbero essere contemplati dalla natura.

La sua mamma e il suo papà, medici di professione, non si sono accontentati delle risposte o meglio non risposte che tutti intorno a loro davano al loro lutto. Si sono rimboccati le maniche e insieme a chi li ha voluti seguire hanno fatto un sacco di cose: studiato, informato, creato legami. Non potendo impedire che accadesse ad altri quanto avevano vissuto hanno fatto in modo che chi si fosse trovato a percorrere quella strada terribile fosse assistito in modo migliore. Ma non si sono limitati neppure a questo visto cheCiaoLapo,l’associazione che hanno fondato si occupa di tutela della gravidanza e della salute perinatale, insieme ad altre nel mondo.

Claudia e Alfredo, si chiamano così, sono la dimostrazione di come dal dolore possa nascere qualcosa di grande, di bello. Li ho conosciuti in una schifosa giornata d’agosto in cui ero stata in spiaggia controvoglia perché “bisogna riprendere a vivere”. In realtà a presentarmeli, virtualmente, sono state altre mamme che stavano vivendo un lutto simile al mio. Internet avrà mille difetti, ma senza quel forum forse non sarei la stessa,  non credo sarei morta e neppure affondata, sicuramente mi sarei sentita molto più sola e inadeguata davanti a un pensiero diffuso che considera la morte in utero un tabù invalicabile, un lutto “non riconosciuto”.

Quando stai per affogare ti aggrappi a tutto e ci vuole fortuna a beccare una barca e non un pezzo di legno qualsiasi. Un’imbarcazione bisogna costruirla, metterla in mare, imparare a farla navigare. Tirare a bordo i naufraghi non è una cosa che si improvvisa oppure la si improvvisa una, due, tre volte. Dopo serve impegno e competenza. Tempo e dedizione. E pure una massiccia dose di ironia e testardaggine. Tutte qualità che Claudia, di cognome Ravaldi, possiede e pratica ogni giorno. Mentre scrivo, ad esempio, la creatrice di consapevolezza potrebbe essere in qualche università a discutere di cura nel lutto perinatale o per contribuire alla formazione di un gruppo di ostetriche. Per promuovere una cultura nuova che senza Lapo probabilmente sarebbe ancora più distante. Per far sì che trovare una barca non sia più fortuna ma la norma.

Grazie Lapo! Grazie Claudia! 

 

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