Satira e bufale: la confusione (mi) crea sconforto

Le gnome sono ancora sufficientemente piccole per non interessarsi ai social e simili. Visti i tempi che corrono ogni tanto mi immagino, in vesti da maestrina della penna rossa, a istruirle su come difendersi e difendere gli altri da bufale e fake-news. Confesso che ci rimarrei male, e neppure poco, se contribuissero a diffondere simile spazzatura.  Potrei però sputare fuoco e fiamme in caso facessero confusione tra bufale e satira. Le prime sono notizie false, spesso create ad hoc e magari in mala fede, che possono apparire come vere o almeno verosimili. Chi le inventa e le fa circolare desidera che siano prese per vere. Le seconde sono genuinamente finte, non ambiscono a essere considerate vere, sono palesemente farlocche. La satira spazia dall’ironia alla parodia, dal comico al grottesco. La satira fa il verso, punge, infastidisce ma non imbroglia. Da sempre rivela, colpisce, mette in ridicolo atteggiamenti e comportamenti più o meno diffusi. Può farci ridere o meno, possiamo trovarla o no di nostro gusto ma non dovremmo scambiarla per una bufala, nemmeno quando ne è la parodia.

Ho sempre considerato l’ironia un bene prezioso, qualcosa che permette di prendere e prendersi in giro. Dosata permette di farsi una sana risata, a volte amara. Ironia e satira non sono sinonimi ma possiamo considerarle cugine se non sorelle. Con le bufale, invece, non credo siano parenti. Al massimo giocano a guardie e ladri con la prima che smaschera le seconde. Ho il vago sospetto che a insegnarmelo siano stati Swift e Quelo. Non saranno esempi altissimi, ma che ci posso fare se mi sono venute in mente contemporaneamente la modesta proposta e la “grossa crisi”? In fin dei conti appartengo a una generazione segnata : siamo stati bambini con i Promessi Sposi del trio, adolescenti con Guzzanti. Abbiamo fatto in tempo a leggere Cuore, ci commuoviamo a sentir parlare di Eritreo Cazzulati.  Cipputi, che pure lo precede, lo abbiamo scoperto dopo.

Mentre scrivo queste righe sconclusionate sbircio tra le pagine del libro delle elementari di una delle gnome. Pare che tra gli obiettivi ci sia quello di distinguere tra un testo realistico e uno di fantasia. Tiro un sospiro di sollievo. Forse quest’abilità non basterà a non cadere nelle insidie di una bufala ma spero almeno sia sufficiente a farsi due risate davanti alle burle, comprese quelle adorabilmente cattivelle che circolano nel dopo elezioni. Insomma, spero che davanti a un modulo in cui si chiede loro di dichiarare di credere a Babbo Natale, siano in grado di identificarlo come “parodia”, al netto del voto espresso. A meno che il suddetto modulo non serva a vincere una vacanza in Lapponia a dicembre, si intende.

Ok lo ammetto, quando ho visto etichettare come “bufala” una “burla” ho avuto un momento di sconforto, lo stesso che mi assale quando qualcuno scambia Lercio con “wwwquellocheimedianontidirannomai” “Davvero c’è chi confonde satira e umorismo?” mi chiedo ogn ivolta “La risposta è dentro di te, epperò è sbagliata!” mi rispondo, perché a dirla tutta mi fanno un po’ paura entrambe le possibilità. Il far finta di non capire e l’incapacità di decodificare un testo, intendo.

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