Elogio, tardivo e appassionato, del commissario (televisivo) Salvo Montalbano

Per logistica più che per convinzione guardiamo poco la televisione e così ci siamo persi gli ultimi episodi da super-share del Commissario Montalbano. Appresa la notizia abbiamo prontamente, io e il maritozzo, recuperato grazie a Ray Play. Non paghi di aver visto in extremis, ad una settimana di distanza l’uno dall’altro, La giostra degli scambi e Amore, siamo pure andati in biblioteca alla ricerca della serie completa. E così, partendo dal Ladro di Merendine, con qualche fuga in avanti, ci siamo lanciati nell’impresa di ripercorrere la serie televisiva da cima a fondo. Al ritmo di un episodio a sera dovremmo trascorrere poco più di un mese con Montalbano. E dopo i primi dieci giorni  eccomi qui a scrivere un elogio, al limite della cotta adolescenziale,  di questo strano poliziotto. Molte mie impressioni corrispondono a quelle scritte da tanti altri negli anni su un personaggio e un fenomeno letterar-televisivo sui quali sono state spese un numero incalcolabile di parole.

Montalbano è ironico, sarcastico ma non cinico,  uno di quelli per i quali uno sfottò è una dimostrazione di stima e perfino di affetto. È egoista ma meno di quel che sembra e comunque sa di esserlo.  È spigoloso, sbrigativo ma con gran classe. Dice un sacco di parolacce senza apparire volgare. È un solitario capace di stare tra la gente. Salvo Montalbano sullo schermo è un poliziotto ma soprattutto è una bella persona, una di quelle in cui fatichi a capire il confine tra difetto e pregio. Uno che vorresti avere come amico.

Insomma Montalbano è perfettamente imperfetto. Colpisce quel suo essere a disagio, quasi goffo, con i sentimenti ma capirli al volo. Eterno fidanzato della signorina Livia, Montalbano è tendenzialmente fedele ma non immune al tradimento.  È un geloso che si vergogna di esserlo e questo è alla base di  qui pro quo da manuale, ultimo in ordine di tempo quello che lo porta a “trasformare” l’ imbranato e ingenuo agente  Catarella in un improbabile hacker per controllare il profilo social della sua donna.

In quanto funzionario di polizia Montalbano è un abile investigatore. Attento ai dettagli sa che anche le risposte ottenute con le tecniche più sofisticate dipendono dalle domande. E lui arriva sempre a porsi e porre la domanda risolutiva. Domande  e risposte nascono spesso dal rifiuto di ciò che appare ovvio e da particolari considerati irrilevanti o marginali dagli altri. A volte sembra non capire neppure lui il perché, ma se qualcosa non gli quadra la insegue e alla fine ha ragione.

Lo abbiamo visto freddare con un colpo solo uno dei sicari del suo amico Gegè, fingersi malavitoso per incastrare un medico implicato in un traffico d’organi, puntare abilmente la pistola contro un pirata della strada che lo aveva ripetutamente provocato. La pistola è uno strumento del mestiere ma forse quello a lui meno consono visto che è con l’intuito, l’intelligenza e l’esperienza che dà il meglio di sé. Dedito al suo lavoro non nasconde insofferenza verso le regole burocratiche e sa destreggiarsi con maestria tra i meccanismi del suo mondo. Anticonformista e disubbidiente quanto basta per non fare e non voler fare carriera, Montalbano sembra rispondere alla definizione accademica di eroe mimetico.

È uno di noi, ma ha un qualcosa in più. Ad essere irresistibile è quel suo apparire, a tratti, sospeso tra legalità e giustizia,conscio che le due cose non sempre coincidono. Montalbano possiede un suo personale senso della giustizia. E non esita a metterlo in pratica schierandosi, anche se non platealmente, dalla parte dei deboli, dei povirazzi. Eccolo allora falsare una data per non mettere nei guai un onesto spazzino, consigliare ad una contadina che si prostituisce per pagare i medicinali al marito di non farsi trovare in abiti succinti dai suoi colleghi. E ancora lo abbiamo visto spiegare ai suoi uomini di non volerne sapere  di usare il manganello contro chi ha perso il lavoro e prendersi a cuore il destino di chi sbarca in Italia in cerca di futuro. Ne La forma dell’acqua distrugge le prove che porterebbero ad incastrare  un’innocente e lo fa anche a costo di non svelare ciò che ha scoperto. Fin dal primo episodio sappiamo di trovarci di fronte ad uno sbirro che va oltre e a volte contro la legge. Gli esempi si sprecano: si porta a casa un orfano, lo affida a terzi e solo dopo attiva la giustizia minorile; scopre ma non rivela i dettagli di un finto omicidio e di un auto-sequestro di persona; sfascia i vetri di una villetta in costruzione per vendicare un olivo abbattuto; punta freddamente due pistole alle tempie di un assassino appena arrestato pur di scoprire dove sia finito il cane a cui si stava affezionando. Episodi diversi che generano giudizi anche contrastanti in chi guarda ma che servono a tratteggiare la complessità di un personaggio difficile da incasellare.

Montalbano non è un burocrate moderno che svolge il suo compito incurante dell’umanità di chi gli sta di fronte e appare mosso da un’idea di giustizia associata ad una forte empatia. Sa di non vivere in un mondo ideale e di non poterlo instaurare ma non rinuncia ai suoi ideali e  questo lo rende un eroe  rassicurante ma non un santo laico. Il fine spesso giustifica i mezzi ma sempre nei limiti di una forte etica che ne guida le azioni.

L’umanità che lo muove spesso influenza i destini di chi incontra.  È quello che accade quando va in un cimitero ad arrestare il responsabile di un duplice omicidio e vedendolo sulla tomba della madre aspetta che termini quel doloroso dialogo. La premura fa sì che non riesca ad impedirgli di togliersi la vita sotto i suoi occhi e non gli resterà altro da fare che stargli accanto negli ultimi istanti.

In quanto poliziotto lo vediamo impegnato su due fronti. Il primo ovviamente è quello del crimine che lo mette alle prese con killer lucidi o criminali improvvisati in un mix di delitti dettati dall’avidità, da relazioni divenute patologiche, da passioni incontrollate. Montalbano vive e lavora in Sicilia e dunque si trova a dover fare i conti con la mafia che, come ha spiegato Camilleri, resta per lo più sullo sfondo. Montalbano conosce i linguaggi e i codici mafiosi e di questa conoscenza, sullo schermo, fa tesoro sia per risolvere le sue indagini sia per non rischiare di finirne usato. È stato scritto che Montalbano non è un militante della lotta alla mafia e al riguardo sarebbe interessante approfondire il pensiero del suo ideatore. Montalbano non è il commissario Cattani ma non manca di opporsi ad un pensare e agire, una sorta di mafiosità diffusa, che fa da sfondo a molte delle sue indagini. ” Io sono preoccupato non per la mia carriera, ma per il mio Paese… Ma che Paese siamo diventati? Questo è un paese dove un ministro dice che con la mafia si deve convivere.” dice in Una voce di Notte, citando neanche troppo velatamente l’ex ministro Lunardi.

Montalbano è un poliziotto ma i malviventi non sono gli unici anti-eroi con cui deve fare i conti. Coraggioso e leale, il commissario si scontra, anche apertamente, con colleghi e  superiori. Non tollera i superficiali e si schiera contro i poliziotti cattivi e i cattivi poliziotti. E questo lo si vede fin dai primi episodi: non si lascia intimorire da un opaco quanto viscido funzionario dei servizi segreti,  non esita a smascherare un collega che per coprire un errore, costato la vita ad un ragazzo, ha sostituito una scarpa con una bomba a mano, smonta la retorica di un questore secondo cui tutti gli albanesi sono ladri, se ne catafotte delle richieste dei potenti di turno, politici in primis. Questo atteggiamento raggiunge il suo apice quando si lancia in un invettiva contro gli agenti, ma soprattutto i vertici della polizia, responsabili di quanto accaduto alla Diaz e a Bolzaneto nei giorni del G8 di Genova. E non scorda il precedente di Napoli.

Da quasi 20 anni ad interpretare il commissario Montalbano è Luca Zingaretti. L’attore romano con un passato da mediano dona al commissario un fisico atletico ma non perfetto e uno sguardo dolce, profondo, vivace. Pur sapendo che sui libri è diverso è difficile immaginare un Montalbano differente  da quello incarnato da Zingaretti e dalla sua interpretazione che spazia dal televisivo al teatrale. L’attore, che ha rinunciato all’intenzione di abbandonare i panni del commissario, è sempre stato prodigo di complimenti verso Salvo Montalbano.  Zingaretti e Montalbano sono stati complici l’uno del successo dell’altro e tra le tante qualità attribuite al commissario l’interprete cita la “fanciullezza” tra quelle che tanto piacciono al pubblico. Come dargli torto?

Tra i motivi del successo della serie tv c’è anche la qualità tecnica che colloca la serie diretta da Sironi e co-sceneggiata da Camilleri a mezza via tra la serialità televisiva contemporanea e i vecchi sceneggiati che hanno fatto la storia della televisione. Un ibrido che appartiene al mondo della fiction e che della finzione, esaltata da una città  palesemente finta e da ambienti esageratamente barocchi, fa un punto di forza. In Montalbano non c’è nessuno scivolamento nella tv-verità e questo rende ancora più piacevole il tempo speso a seguire le sue indagini, a indovinare non il colpevole ma il ragionamento che porta a scovarlo. Aldo Grasso ha scritto che in Montalbano la tragedia si stempera in commedia. Ed è, a mio parere, uno stemperarsi continuo, quasi un inseguimento in cui lo spettatore si trova a pensare a quanto sia fasullo e labile il confine tra buoni e  cattivi per poi sorridere dei dialoghi tra il commissario e l’incomprensibile Catarella, delle fantasiose motivazioni  e delle mezze verità esposte a Livia per giustificarsi, dei battibecchi con il suo vice Augello e con il dottor Pasquano, degli scambi di battute, al limite della farsa, con testimoni pittoreschi.

A questo punto non mi resta che guardare le puntate mancanti, leggere o rileggere i romanzi e i racconti di Camilleri e aspettare il disgelo per preparare la pasta ‘ncasciata, piatto prediletto del nostro goloso commissario.

 

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Elogio, tardivo e appassionato, del commissario (televisivo) Salvo Montalbano

    1. Torno sempre volentieri in Sicilia. E da anni progetto una scappata alle Egadi. Grazie della visita! A una siciliana in cucina posso confidare la passione per arancini, cannoli e pasta con le sarde. Quanto alla pasta ‘ncasciata spero di trovare ispirazione da te!

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