C’era la neve

C’era la neve. Era tanta, tantissima. Le persone per strada non facevano altro che ricordare che erano anni che non nevicava così tanto. Lo ripetevano i telegiornali, i siti web, i giornali. E lo ripetevamo anche noi tg dopo tg. 

Andavo a lavorare in autobus e anche se c’era sempre un posto libero non riuscivo a leggere. Quella nausea accentuata anche nei rettilinei è stata un campanello di allarme, un segno di quello che quelle due linee rosa in fin dei conti hanno solo confermato. Andavo in autobus, con gli scarponi da trekking ai piedi e le ballerine in borsa. Era un modo per proteggermi, era un modo per proteggerti. Non volevo rischiare di scivolare, di cadere e nessuno sapeva che non avevo paura solamente di farmi male.

C’era la neve e io ero convinta che sarebbe bastato non cadere. Ero convinta di poterti proteggere. Quando porti una creatura dentro ti senti addosso un’enorme responsabilità e allo stesso tempo qualcosa che assomiglia ad una sorta di onnipotenza anche se lo sai che puoi controllare solo una parte modesta degli eventi.

Evitavo ogni passo falso, tastavo con cura il terreno alla ricerca dei passaggi più sicuri. Il poi mi ha insegnato che è stata una delle poche occasioni che ho avuto per prendermi cura di te. Attenzione e fortuna mi hanno protetto da pericolosi scivoloni. Ma non è bastato e ho dovuto prendere atto che non si possono proteggere i figli da tutto. Neppure quelli che stanno nel luogo che fino ad allora percepivo come più sicuro.

C’era la neve, c’è stato il terremoto e ironia della sorte sei volata via in un caldo giorno d’estate, senza un apparente motivo che se anche fosse stato individuato non avrebbe risposto a quel perché che ogni tanto, anche se meno violentemente e frequentemente che in passato, mi rimbomba dentro.

Gli scarponi non hanno retto alla neve, in fin dei conti erano scarpe da trekking non adatte a quel maltempo. Mi avevano accompagnato negli anni degli scout e non li ho voluti buttare. Sono in cantina e aspettano di essere calzati per una passeggiata estiva, ma la possibilità di poterli mettere ancora serve solo a celare il fatto che  sono in cantina perchè parlano di te in un curioso intreccio di ricordi.

C’era la neve sei anni fa e c’è anche adesso. Neve e mare, binomio quasi assurdo, mi fanno un po’ paura perché rendono più vivo il ricordo. Eppure non li evito e quasi li cerco. Mi regalano un po’ di nostalgia che non è altro che un modo, diverso da quello immaginato e desiderato, per prendermi cura di te. C’è la neve e mi ricorda che non è bastato provare a proteggerti. Eppure non è stato inutile. 

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4 pensieri riguardo “C’era la neve

  1. Ho un brivido. Hai usato una delicatezza e una poesia incredibili, un amore e una cura che arrivano anche a chi ha avuto la fortuna di sentire più onnipotenza che fragilità: ma solo perché la sorte così ha deciso. Un abbraccio!

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