Adolescente ripetente

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Sono una post adolescente e pure ripetente. Sto leggendo con molta calma il bellissimo “Il bambino nascosto” di Alba Marcoli. In uno dei capitoli dedicati all’adolescenza la psicologa scrive che negli adulti sopravvive, almeno fino alla crisi dei cinquant’anni, una parte adolescente.  Quella che viene descritta è una separazione che si compie in quel lungo periodo tra i venti e i cinquant’anni e che sembra saldarsi alla stabilità delle scelte familiari e professionali. Davanti a questo ragionamento non ho potuto far altro che chiudere il libro e meditare sulla mia seconda adolescenza.

Se nulla ho da dichiarare sulla mia stabilità familiare potrei, invece, scrivere papiri sul mio equilibrio o meglio disequilibrio professionale.  Con la nascita del piccolo selvaggio il mio  equilibrio si è infranto. Sono bastati pochi mesi per capire che la condizione di equilibrata precarietà dei sette anni precedenti era andata definitivamente in soffitta.  In altre parole mi sono ritrovata a pormi la più adolescenziale delle domande “cosa farò da grande?”.

È un’adolescenza strana questa post o seconda adolescenza, sempre che di questo si tratti. È un’eta di cambiamenti e turbamenti ma è anche un’età di bilanci. È un adolescenza in cui si sa di non avere infiniti domani davanti. Quest’età di mezzo in cui sono piombata è quella in cui si è troppo giovani per rinunciare e troppo vecchi per ricominciare. Un bel pasticcio per chi intuisce di dover riscrivere, nella migliore delle ipotesi, da capo la propria vita professionale.

È un età di “farò” senza lo slancio dell’età dei “farò”. È un età di “potrei” senza la sana incoscienza dell’età dei “potrei”.  È un età in cui c’è ancora spazio per i “vorrei” che però puntualmente si scontrano con i treni persi e con una realtà che si guarda con fredda lucidità.  È un ponte sospeso: indietro non si torna, avanti chi lo sa.

È un  età in cui l'”io” torna a farsi sentire ma è un “io” diverso, legato indissolubilmente ad un “noi” a cui non può e soprattutto non vuole rinunciare.  Un età in cui ottimismo e pessimismo appaiono in egual misura un lusso che non ci si può permettere. Un tempo in cui si sa che davvero tutto scorre. Se la vera adolescenza è il tempo delle rivoluzioni, questa è il tempo della resilienza, qualunque cosa sia. Un tempo in cui il “cosa farò da grande” si arricchisce e incasina di un ancor più complicato  “perseverare o cambiare strada?”. Nella prima ipotesi la domanda successiva è “come?” nella seconda ” quale?”.

A ben pensarci una delle poche cose in comune con la prima adolescenza è la predisposizione alle esseemme…predisposizione che probabilmente sarà l’ultimo tratto adolescenziale che, comunque vada, mi abbandonerà.

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