Al nido il venerdì sera. Si. No. Forse.

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Le iniziative si moltiplicano. E ogni volta sembrano esserci solo due opzioni: entusiasmo sconfinato e sconfinato catastrofismo. La prima fazione comprende tutti coloro che plaudono ad un’iniziativa che mancava e che permette di tirare il fiato. La seconda è composta da coloro che ricorrono ad un sempreverde ” non è questo che serve ai genitori” e da chi punta il dito contro “una generazione di genitori che non vuole crescere e assumersi le proprie responsabilità”. L’iniziativa in questione è l’apertura serale, un venerdì al mese, di nidi e/o scuole dell’infanzia, chiamati genericamente asili, in orario serale per permettere a mamma e papà di trascorrere una serata soli soletti.

Prima di proseguire: questo non è un post sulla dimensione sindacale della faccenda e neppure sui nidi aperti h24 o in orario notturno, temi che meriterebbero ciascuno ben più di un approfondimento.

Le ultime iniziative a conquistare le pagine dei giornali sono state quelle di Mantova e Siracusa.  Prima era stata la volta di undici scuole della Brianza. In tutti i casi l’obiettivo è quello di permettere a mamma e papà, specie se non hanno i nonni o una persona fidata a cui affidare il pargolo, di andare al cinema, a cena o semplicemente fare i fidanzatini. L’apertura serale del nido consente di non rivolgersi ad una baby sitter e di lasciare il bambino in un ambiente conosciuto con le educatrici che si occupano quotidianamente di lui. Il tutto per cifre che si aggirano intorno ai 15 euro.

Ammetto che la prima volta che ho letto questa notizia ho bollato l’apertura serale come una trovata di cui si poteva fare a meno. Il fatto però che io, mamma “fuorisede” senza nonni a disposizione, non abbia risentito dell’assenza delle uscite a due non mi autorizza ad attaccare etichette. Onestamente le serate che riusciamo a ritagliarci quando andiamo dai nonni o quando loro vengono a trovarci unite alle tante serate con amici e orde di bambini scatenati non mi hanno mai fatto sentire la mancanza della vita di prima. Eppure da quando ho dei figli ho capito che “giudicare” e ” categorizzare” i genitori non serve a nulla.

Fortunatamente in rete si trovano anche opinioni e contenuti che permettono di calarci nei panni degli altri. A proposito di nidi aperti il venerdì  sera ho trovato utile il commento dello psicoterapeuta Alberto Pellai su Famiglia Cristiana.  In estrema sintesi Pellai sostiene che iniziative di questo tipo permettono a mamma e papà, assorbiti da una vita frenetica e dalla cura del bambino, di nutrire la coppia affettiva. A sostegno di questa tesi Pellai parla del baby clash: la crisi coniugale successiva alla nascita di un figlio e che in pochi casi porta la coppia al collasso nei primi tre anni di vita del bambino. Insomma si è talmente presi dalla cura dei figli che si finisce col dimenticare di essere coppia.

Conosco una mamma che ha cambiato volto dopo aver messo nel budget familiare la spesa per pagare la babysitter una volta ogni quindici giorni per poter uscire con il marito. Un’altra coppia di amici, invece, si è accordata con una coppia di coetanei che abitano nel loro stesso palazzo: quando escono, i vicini si occupano dei loro figli e viceversa. Onestamente quest’ultima opzione è quella che preferisco ma capisco che non sia alla portata di tutti.

I nidi aperti  venerdì sera, sicuramente, non sono la risposta ai bisogni delle famiglie. Volere una serata per stare con il proprio compagno o la propria compagna senza dover necessariamente gravare sui nonni non mi sembra però un motivo per bollare i genitori come immaturi o incapaci di accettare le proprie responsabilità. Ogni tanto bisognerebbe astenersi dal giudicare frettolosamente chi non agisce come noi.

E le esigenze dei bambini? Stiamo parlando di poche ore una sera al mese e anche il conciliare le esigenze di tutti è un’arte da imparare.

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