San Valentino,quattordici febbraio 2012

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Non ho mai amato troppo San Valentino però da quando conosco mio marito un regalino, una pietanza o un dolce speciale non è mai mancato. Il regalo più inconsueto è anche quello che conservo con grande attenzione. Era la mattina di San Valentino del 2012 e accanto al caffè ho trovato un pacchetto lungo e stretto. Sapevo cosa c’era dentro: un test di gravidanza, come le due volte precedenti, infatti, oltre dieci giorni di ritardo non mi sembravano un motivo sufficiente a sospettare una gravidanza. Ironia della sorte, quelle due linee sono comparse il 14 così come le prime erano apparse il 14 aprile e le seconde il 14 marzo.

Ricordo bene quelle due linee, quando e dove mi trovavo quando sono apparse. Sicuramente non scorderò quel misto di gioia, euforia e aspettative che le hanno accompagnate, uguale e pure diverso a quello provato davanti alle linee rosa che le le hanno precedute. Il test è finito nel cassetto del comodino insieme ai due precedenti e mezz’ora dopo mio marito aveva già fissato la prima visita e segnato in agenda la data presunta. Io quella data sull’agenda non l’ho mai segnata, per scaramanzia credo.

Eppure quando quella data è arrivata ho pianto, lacrime tristi, colme della nostalgia di ciò che non era stato. Il viaggio si era interrotto bruscamente e nel peggiore dei modi due mesi prima, in una calda mattina d’agosto. Il suo viaggio si era interrotto il mio aveva subito una virata improvvisa e incomprensibile facendomi precipitare nel buio, una discesa verticale da cui sono lentamente risalita per ritrovarmi diversa.

Sono passati 5 anni da quel San Valentino e quello stick è ancora dentro al comodino. Sulla confezione ho disegnato una piccola stella e scritto il suo nome: Lucrezia.  Non ho ancora trovato il coraggio di guardare le ecografie ma quel test ogni tanto me lo rigiro tra le mani. Ci ritrovo il dolore ma anche quel mix indescrivibile di emozioni che assale una donna quando scopre l’inizio di una gravidanza attesa. Non importa quanto sia durato il viaggio, ciò che conta è che sia iniziato. Vorrei non fosse finito in quel modo, ma anche da quella fine è scaturito un inizio.

Un inizio senza poppate e pannolini ma pur sempre l’inizio di un viaggio destinato a non finire. Un cammino che avrei preferito non intraprendere ma che mi ha permesso di incontrare donne meravigliose, capaci, contemporaneamente, di allungare una mano per chiedere conforto e l’altra per confortare. Mamme ferite capaci di condividere e di stringersi in un abbraccio che lenisce. Alcune le ho incontrate, altre no. Sono certa che ognuna conservi uno stick simile al mio, perché è anche da loro che ho appreso che non importa quanto il viaggio sia durato per serbarne un ricordo che, per quanto amaro sia, ha un’anima dolce.

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3 pensieri riguardo “San Valentino,quattordici febbraio 2012

  1. Ogni testimonianza scritta in qst spazio,deputato ai ricordi,alle memorie ma soprattutto all’ esternazione di un dolore ‘impalpabile ,invisibile , ma non x questo meno lacerante, diviene una storia,un intreccio a destini comuni, qualcosa che arricchisce e sancisce una consapevolezza comune del dolore, sensazioni intimistiche che tutti provano ma che in finalmente possono essere condivise e comprese in qst spazio comune.

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