Alike, il potere della spontaneità

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Qualche giorno fa mi sono imbattuta quasi per caso in Alike, il cortometraggio vincitore del premio Goya 2016. L’ho visto da sola e credo sia stato un bene perchè questo corto sembra puntare dritto al cuore di noi genitori.

Immagini e musica rendono questo corto un concentrato di pura poesia. Copi è un papà come tanti e come tanti papà ogni giorno prepara la cartella di suo figlio, che magicamente sulle spalle del piccolo si alleggerisce, e lo accompagna a scuola. Ogni mattina le loro strade si dividono: il bimbo entra saltellando in classe e il padre si dirige mestamente in ufficio. Il primo si lascia guidare dalla spontaneità e dalla fantasia, il secondo dal rigore e dalla routine. Quando i due la sera si incontrano sono felici di rivedersi ma Copì sembra non condividere l’entusiasmo con cui il suo bimbo si lascia guidare dalla creatività. Il maestro sembra pensarla allo stesso modo e il bimbo piano piano si adatta a ciò che gli viene richiesto.

Protagonista di questo piccolo capolavoro di Daniel Martinez e Rafa Canon Mendez è il colore. I personaggi del corto, infatti, cambiano colore a seconda del loro stato d’animo o meglio dello spazio occupato dalla felicità generata dalla fantasia, dalla capacità di stupirsi e di non omologarsi.

La classica dicotomia tra grigio e colorato guida lo spettatore, riassume e accompagna il messaggio lanciato dai due registi. Il mondo colorato dei bambini, capaci di incantarsi davanti ad un violinista di strada, stride con quello grigio in cui, a volte, forse inconsapevolmente, vivono gli adulti.

Ridurre il corto ad una contrapposizione tra fantasia e dovere sarebbe riduttivo e sbagliato, Alke comunica, a mio parere, molto di più: la possibilità di far convivere questi due aspetti che ognuno di noi porta in se. Alike mette in scena il rischio che gli adulti possano oscurare la fantasia dei bambini ma lascia aperta la possibilità di un inversione di rotta. Quando chi ha il compito di mostrare la strada ha la capacità di interrogarsi e di lasciarsi guidare, anche solo per un po’ dalla spontaneità dei bambini tutto è possibile. Ed è per questo che non si può non accogliere con sollievo il poetico finale di questo corto.

Il paragone sarà azzardato ma a me ha ricordato alcune scene di Mary Poppins: quelle in cui il signor Banks è infastidito dalla leggerezza che la tata porta in casa sua, quella in cui vieta ai suoi figli di comprare il mangime per i piccioni e quella in cui alla fine si dedica alla costruzione dell’aquilone.

Inutile nascondersi dietro un dito: l’immensa dolcezza di Alike può evocare l’amaro e spingerci ad interrogarci sulle nostre vite e sul rapporto con i nostri figli. Io ho colto l’invito ad un bilanciamento tra dovere e spontaneità, tra routine necessarie e capacità di stupirsi. Una riflessione non da poco per noi genitori, ma mediata da una massiccia dose di poesia. Il che certo non guasta. Anzi.

 

 

 

 

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