Belle e Sebastien, perché non l'ho visto prima?

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Una volta la mamma di una mia amica mi ha chiesto se da piccola avessi sofferto anche io della “sindrome dell’orfanella”. Nonostante una laurea fresca fresca in comunicazione e il tot di libri sulla storia della televisione italiana appena macinati ci misi un p0′ a capire cosa volesse dire. Appena ha accennato a Candy Candy ovviamente ho capito. Eh sì perchè io e le mie coetanee siamo cresciute con cartoni animati le cui protagoniste erano rigorosamente orfane, senzafamiglia, trovatelle e via dicendo. Per la verità c’era anche qualche maschietto come Remì e Sebastien. Quel bambino  mi è tornato in mente qualche anno fa, quando è uscito nelle sale Belle e Sebastien. Dopo aver letto una recensione in cui si diceva a chiare lettere che il film non aveva nulla a che fare con il cartone ho deciso che non lo avrei visto. Decisione affrettata  a cui hanno posto rimedio la programmazione  televisiva natalizia e l’influenza che ha accompagnato le nostre vacanze confinandoci a lunghe serate sul divano.

Diretto da Nicolas Vanier e uscito nelle sale italiane nel gennaio di tre anni fa, il film è ispirato ai racconti di Cecile Aubry alla base dell’omonimo sceneggiato in bianco e nero trasmesso in Francia nella seconda metà degli anni’60. Protagonista indiscussa del film è l’amicizia tra Sebastien e  Belle, una femmina di pastore dei Pirenei dall’immensa pelliccia bianca. Un’amicizia pericolosa visto che Belle è accusata di essere la “Bestia” che attacca le greggi dei pastori, opinione condivisa anche da Cesar, il “quasi” nonno di Sebastien. Un personaggio questo che stupisce per la sua capacità di credere e fidarsi del bambino fino a farlo recedere dall’inganno in cui attira il piccolo pur di catturare l’animale. Il film è ambientato nella Francia occupata dai tedeschi e l’amicizia di Belle e Sebastien si mescola all’impegno del medico del paese per accompagnare illegalmente gli ebrei in Svizzera, al di là delle montagne dove Sebastien crede ci sia l’America in cui vive sua madre.

Gli ebrei perseguitati vengono chiamati “clandestini” e più volte mi sono sentita chiedere dalle gnome “chi sono clandestini?”. Cosa rispondere se non “persone che fuggono dalla guerra in cerca di un futuro migliore e per farlo affrontano ogni sorta di pericolo”? So perfettamente di aver dato una risposta tecnicamente errata, ma in quel momento volevano sapere chi erano quelle persone che sfidavano la montagna per lasciare illegalmente il paese ed entrare altrettanto illegalmente in un altro: gli ebrei che sfuggivano ai nazisti, simili, seppur in modo profondamente differente, a chi oggi sfugge a guerre e regimi liberticidi in cerca di futuro in questa nostra strana Europa. Al di la dei suoi possibili agganci con l’attualità e con un capitolo della storia che le mie bimbe ancora non conoscono, colpisce l’invito offerto dal regista di andare oltre alle apparenze. Sebastien non crede che Belle sia una “bestia” e non fa sua la tesi che “un cane maltrattato diventi per forza pericoloso”, trasformando così la “Bestia ” nella “Bella”.  Sua “zia” Angelina,  personaggio femminile di grande spessore, dovrà commuoversi davanti ad un ambiguo tenente tedesco che morirà pur di permetterle di “salvare quella gente”.

Da rivedere prima o poi! Controindicazione per gli amanti della montagna: gli splendidi paesaggi montani, coprotagonisti del film, vi faranno venire un incredibile desiderio di immergervi in una natura maestosa in ogni stagione.

 

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