Ritorno a scuola, che fatica!

Ritorno a scuola, che fatica!

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Le gnome hanno fatto un po’ di fatica a svegliarsi, hanno messo in cartella le caramelle portate dalla Befana per condividerle con gli amici e sono uscite per andare a scuola senza scomporsi troppo. Lo gnometto selvaggio, no. Ha tirato su le coperte più e più volte. Ha cercato rifugio sotto il piumone. Non ne voleva sapere di alzarsi, di bere il latte in tempi stabiliti e soprattutto non ne voleva sapere di mettere il giubbotto e uscire. “Fa freddo, divento un ghiacciolino!” ha protestato.Quando ha capito che non solo doveva affrontare il freddo ma doveva andare alla scuola materna, non posso certo dire che l’abbia presa bene. E come dargli torto? Dopo 15 giorni a casa dei nonni, tra coccole, dolcetti, regali, giochi e dispetti con le sorellone, neppure io sarei voluta tornare alla scuola dell’infanzia! Aggiungiamo che quei 15 giorni hanno visto la presenza continuativa, anche se un po’ rompiscatole, di mamma e papà: insomma un altro  mondo possibile, quello dei tempi lenti, dei tempi persi, dei tempi non programmati.

Alla fine si è convinto ad uscire. Con un libro sottobraccio e la promessa di leggerlo in bus si è avviato un po’ mesto verso la routine. In autobus abbiamo letto il libro e quando siamo scesi si è fatto prendere in braccio per una scorta di abbracci. Che tenerezza! Quando l’ho salutato dal vetro, rispettando il nostro rito quotidiano, mi sono sentita libera e persa. Libera di provare a inseguire per qualche ora i miei progetti strampalati, persa perchè le giornate intere insieme piacciono a me quanto a lui, solo che io le condisco con la nostalgia del futuro a lui sconosciuta.

Stamattina è andata un po’ meglio. Una volta a scuola ha chiesto un secondo, un terzo ed un quarto bacino. Poi si è spalmato contro la vetrata. Quando l’ho salutato ha sorriso e ha fatto un gesto lungo e ampio con la manina. Per la prima volta ho indugiato davanti al cancello e mi sono girata per un altro lungo saluto. Un movimento del braccio e della mano a cui ha risposto. Il nostro arrivederci. Quello dei giorni qualunque, che forse qualunque non sono mai.

 

 

Francesca

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