Al supermercato.

 

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by Polycart Carrello per supermercato. www.flickr.com

 

Supermercato. Tardo pomeriggio. Un bambino corre tra gli scaffali, sorpassa la corsia dei pomodori in scatola e si intrufola in quella dei detersivi. La mamma lo insegue, lo acchiappa, lo guarda dritto in faccia e gli rammenta per la millesima volta che non deve scappare, che nei negozi non si corre. Gli chiede di avere un po’ di pazienza: usciti di qui andremo a giocare. Una signora di mezza età la guarda e si sente in dovere di dire “ai miei tempi bastava una sculacciata”. La mamma la guarda, “ai suoi tempi signora” pensa a voce alta.

Supermercato. Metà mattina. Sabato. La stessa mamma della scena precedente torna al supermercato. Non fa in tempo a mettere la monetina nel carrello che il bimbo le scappa. Corre dritto verso la cesta delle arachidi.  La mamma cerca di farsi largo tra i clienti. Raggiunge il bimbo  e lo ferma un attimo prima che si metta in bocca le arachidi con tanto di buccia. Mentre ripone le noccioline americane e cerca di scusarsi con il commesso e gli astanti, il piccolo fugge di nuovo. Scappa in direzione del banco frigo. La mamma lo raggiunge, lo rimprovera. Lui pesta i piedi e si butta a terra. Si forma la fila. I tentativi di calmarlo appaiono inutili, la mamma non sa più che fare, lo prende per un braccio e lo trascina. Da dietro sente una voce, è quella di una signora di mezza età che sta dicendo all’amica “è indegno, se non hanno pazienza perché li mettono al mondo?”. La mamma si volta e sospira, si sentiva già abbastanza in colpa di suo, per aver perso la pazienza, quel poco che ha imparato a costruire negli anni.

Davvero una mamma in difficoltà ha bisogno di consigli non richiesti, amarcord pseudopedagogici e sentenze sommarie? Forse, basterebbe un banalissimo “ci vuole pazienza” a farle riprendere il fiato.

 

 

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