Nidi e vaccini obbligatori. Una vittoria amara

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24 novembre, pomeriggio: due signore sulla settantina chiacchierano sull’autobus. Parlano di cosa cucineranno per cena e dei nipoti. Ad un certo punto una chiede all’altra: ” L’hai sentito in televisione? Ci vorrà il vaccino per andare all’asilo”. “Noi li abbiamo sempre vaccinati i bambini ” risponde l’altra. Ovviamente stanno parlando della legge di riforma dei servizi educativi 0-3 approvata il giorno prima dall’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna.  L’articolo 6 della nuova normativa prevede che l’ammissione al nido sia vincolata all'”aver assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”.   In altre parole i bambini dovranno essere vaccinati contro polio, difterite, tetano e epatite B.

In Emilia Romagna negli ultimi anni la copertura vaccinale  è scesa sotto il 95%, indicato come livello di sicurezza dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e questo è stata una delle leve che ha spinto verso la scelta di rendere obbligatori i vaccini per la frequenza dei nidi. “La nostra legge è a tutela della salute pubblica, cioè delle nostre comunità, e soprattutto dei bambini più deboli, quelli che per motivi di salute, immunodepressi o con gravi patologie croniche, non possono essere vaccinati e che sono quindi più esposti a contagi.” ha spiegato il presidente della Regione Stefano Bonaccini. La legge è la prima in Italia; alcune regioni come il Lazio sembrano pronte a seguirla mentre altre puntano su altre strade.

Già martedì sera Facebook mi mostra in bacheca decine di condivisioni accompagnate dai commenti esultanti di tante amiche. Accanto a queste compaiono le critiche di chi accusa la norma  di essere liberticida e quelle di chi, come i 5 stelle, unici ad aver votato contro la legge, esprimono perplessità verso un’obbligatorietà che potrebbe tramutarsi in un boomerang. Ovviamente il discorso vira rapidamente dalle vaccinazioni di cui si parla nella legge alle vaccinazioni in generale. “Una vittoria amara: si impone per legge quello che si dovrebbe fare per coscienza civica. La conferma della Caporetto dell’informazione medico-scientifica” scrivo come commento ad un post.

L’obbligo di vaccinazione imposto dalla Regione mi appare un traguardo triste, un traguardo che sarebbe stato meglio non dover raggiungere. “Non è normale  – mi dico – che in un paese civile siano così in tanti a rifiutare le vaccinazioni”. Penso alle due signore sull’autobus e mi chiedo se da bambine abbiano visto qualche coetaneo malato di poliomelite. Poi penso a me e ai miei coetanei vaccinati e ai nostri genitori che alcune malattie se le sono viste passare accanto. Erano altri tempi e non certo necessariamente migliori, ma le istituzioni sanitarie, dal medico di famiglia a salire, godevano di un’autorevolezza che forse ora non hanno più. Giusto o sbagliato che fosse, se il medico diceva una cosa quella generalmente si faceva! Appartengo a quella categoria che tende a consultare con un po’ troppa frequenza il dottor. Google ma so che non tutte le fonti sono attendibili e che il web è popolato di santoni e complottisti.

Mi sono ritrovata più di una volta a partecipare a “battaglie” verbali tra vaccinisti ed antivaccinisti. Un dialogo che si trasforma presto in soliloqui tra interlocutori che non riconoscono come autorevoli le rispettive fonti. E poco importa se i primi si sgolano a citare l’Organizzazione mondiale della Sanità! Da l’altra parte si grida al complotto  citando casi e studi che di scientifico sembrano avere ben poco. Seguono accuse reciproche di “disinformazione” e da qui all’insulto, più o meno mascherato, il passo è breve.

I vaccini possono avere effetti avversi e da mamma so benissimo che “rarissimo” non equivale a “nessuno”. Non sono mai andata ad una sessione vaccinale del tutto tranquilla, ma ci sono sempre andata convinta di fare la cosa giusta per i miei figli. Non so se per una per me rara freddezza scientifica o per una paura più grande della paura dei vaccini, ho sempre pensato che il rischi connessi alla malattia fossero superiori a quelli legati al vaccino. Che poi è in soldoni quello che sta alla base delle politiche vaccinali. La storia ci ha insegnato che sono stati i vaccini a debellare o far notevolmente diminuire l’incidenza di alcune malattie; la cronaca, invece, ci insegna che di altre, meningite in primis, ancora si muore. Non esistono solo polio e meningite, ci sono anche malattie come la rosolia e il morbillo: molti di noi ricordano solo il prurito e le bolle ma anche quelle possono avere conseguenze gravi specie se a beccarle e qualcuno che ha già dei problemi di salute. Vaccinando i nostri figli proteggiamo anche gli altri. Non facendolo, invece, esponiamo a rischi anche chi non può essere vaccinato. Ecco perchè vaccinare i bambini, specie se frequentano comunità come i nidi, è anche un esercizio di coscienza civica. Il messaggio è semplice ma rimbalza se proposto agli “anti-vaccinisti” vuoi per teorie complottiste o per la semplice convinzione di agire per il bene dei propri figli sulla base di teorie ai loro occhi più credibili di quelle sostenute dall’OMS e dalle società di pediatria.

Il punto, ne sono sempre più convinta, è che Internet amplifica la tendenza ad accettare come vere le informazioni che rafforzano le nostre convinzioni. Il processo mentale in base al quale gli individui cercano e selezionano le informazioni che confermano le proprie idee non è certo nato con il web ed i social e può essere rintracciato già in quelle teorie che fin dagli  anni’50 si opponevano alla cosiddetta teoria dell’ago ipodermico:  l’idea che i media avessero un effetto diretto su un audience totalmente passiva.

Nel suo  Misinformation, firmato con Antonella  Vicini, Walter Quattrociocchi mostra come di fronte alla molteplicità di informazioni disponibili sul web e sui social,ciascuno di noi tende a rifugiarsi in “echo chambers” in cui rinforziamo le opinioni che già abbiamo. Insomma a guidarci è quello che gli studiosi chiamano pregiudizio di conferma che non è figlio di Internet ma che in Internet sembra crescere in modo esponenziale. Con il moltiplicarsi delle informazioni cresce la polarizzazione e la radicalizzazione. In questo clima davanti ad una bufala, ad una leggenda metropolitana o ad un falso mito, documenti e spiegazioni sembrano servire a ben poco. Dinamiche che sembrano calzare a pennello alle informazioni e allo scambio di opinioni o intorno ai vaccini, tema che tocca corde molto sensibili per noi genitori. Gli studi di Quattrociocchi, che dirige il CSSLab dell’IMT di Lucca hanno portato la giornalista del Washington Post, Caitlin Dewey a definire “inutile” la sua attività di smascheramento delle bufale. Pensiamoci prima di ingaggiare una discussione a suon di commenti con chi sostiene che le malattie infettive sarebbero scomparse anche senza i vaccini. A me, invece, forse toccherà bollare come “illusione” la convinzione che massicce attività di comunicazione (peraltro previste anche dalla nuova legge) possano contribuire ad invertire la tendenza. E non mi piace.

 

 

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