Urlo di mamma e le urlatrici pentite

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Ci sono cose che non si dovrebbero fare ma capita e ricapita di fare. Nella mia top ten c’è sicuramente l’alzare la voce. Inutile…lo so che urlare serve a poco o a nulla ma a volte le gnome e lo gnometto mi fanno perdere la pazienza…e sbotto. Loro ci rimangono male e io peggio. Sarà forse per questo che quando Giuditta era piccola ho comprato Urlo di Mamma, un dolcissimo libricino edito ora da Nord-Sud Edizioni.

Solitamente entro in libreria e mi faccio trascinare dai titoli o dalle illustrazioni, ma per Urlo di Mamma è stato diverso. Ero alle prime armi e i primi”terribili due” della mia vita mi avevano strappato qualche urlo di troppo, quando una recensione letta su Uppa mi ha portata dritta dritta a questo albo illustrato di Jutta Bauer la cui prima edizione risale al 2002. Non ho ancora capito se sia piaciuto più a loro o a me, fatto sta che ogni tanto mi vien voglia di rileggerlo. Quante volte mi sono ritrovata in quella mamma pinguino e mi sono chiesta se avrei potuto o saputo rimediare a quell’urlo capace di frantumare.

La storia è quella di un piccolo pinguino: la sua mamma ha urlato tanto forte e lui è andato in mille pezzi. Pezzi che si sono dispersi tra le montagne e il deserto rendendolo incapace di far tutto se non di camminare. Sarà la sua mamma, quella stessa mamma che ha urlato tanto forte e non si sa neppure perché, a ricucire il suo cucciolo.

Il testo e le sue dolcissime figure hanno ovviamente più livelli di lettura. Colpisce alla fine il fatto che la mamma si scusi “per aver urlato così forte” e non per essersi arrabbiata. Può sembrare un dettaglio ma non credo lo sia: non è la rabbia ciò di cui la mamma si scusa ma il modo in cui l’ha espressa. Forse per i bimbi le due cose coincidono, ma per noi mamme no. E lo sanno bene le urlatrici pentite che ogni tanto ci ricascano. Come me.

 

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