Camillo e lo gnomo che non sempre vuole dormire

 

WP_20160112_001Lo sapevo che sarebbe stato un acquisto strampalato: tra le tante recensioni lette quelle così così mi avevano convinto più di quelle negative e soprattutto più degli elogi. Diciamo che è stato come il caffè di Starbucks a New York: sapevo che non mi sarebbe piaciuto eppure non ho resistito alla tentazione di munirmi di bicchierone gigante colmo di liquido bollente.  Come qualcuno avrà capito dal titolo del post l’acquisto strampalato risponde al nome di Il Coniglio che voleva addormentarsi di Carl-Johan Forssèn Ehrlin.  Su Facebook tutte ne parlavano e la presenza a casa mia di uno gnomo “sveglio io”, arrivato dopo  una gnoma dormigliona e una gnoma dal sonno leggero, mi hanno spinto ad aggiungere alla biblioteca domestica questo titolo.

“Prova anche lei?” mi ha chiesto la libraia consegnandomi il volume: commento che mi avrebbe dovuto convincere a desistere così come quel “il nuovo modo di far addormentare i bambini” stampato sulla copertina. Complice l’affollamento della domenica pomeriggio prima di Natale ho pagato e fatto impacchettare il libro senza neppure sfogliarlo e ne ho affidato la consegna alla Befana.  Ed è solo il 6 gennaio che l’ho letto per la prima volta: come previsto non mi ha fatto impazzire. Nella prefazione l’autore, tutor e motivatore svedese, spiega che il “contenuto si basa su un certo numero di efficaci tecniche psicologhiche di rilassamento” e avverte che nel libro ” si trovano costruzioni sintattiche e parole particolari” . ” Alcune frasi – avverte ancora – potrebbero essere percepite come un po’ strane, ma la cosa è intenzionale e ha uno scopo psicologico”. Ammetto di non sapere nulla di ipnosi ma da “mamma lettrice” mi infastidisce quel'”adesso” ripetuto più e più volte. A dirla tutta: ogni tanto leggendo mi tornano in mente i prestigiatori televisivi e devo soffocare una risata.

Torniamo al libro. La prima sera allo gnomo si aggiunge anche la gnoma numero due. Resto decisa a leggere il libro seguendo le indicazioni dell’autore sul tono da utilizzare ma, visto che gli ascoltatori sono due, giusto o sbagliato che sia, inserisco nel testo i nomi di entrambi. Risultato: Lavi continua a chiedermi “davvero c’è scritto Lavinia e Ascanio?” nonostante i tentativi di fulminarla con lo sguardo. A fine lettura il selvaggio mi fa notare di essere sveglio e pretende la lettura di un secondo libro. La seconda sera, complice il salto a piè pari del suo, seppur breve, riposino pomeridiano, e l’assenza di sorelle impiccione, il selvaggio si addormenta. Non paga del risultato ottenuto vado dalla gnoma numero uno : ” Spegni subito la luce e chiudi il libro, altrimenti leggo Camillo pure a te”. “Si dai!”. A quel punto mi tocca la seconda lettura: dall’alto dei suoi 8 anni la gnoma pare gradire e ascolta le indicazioni della signora civetta che la invita a rilassare piedi, gambe, braccia e il resto. Arriviamo comunque dal mago sbadiglio e – colpo di scena – si addormenta dopo il bacio della buonanotte!

Il libro lo abbiamo letto molte altre volte. ” Leggi me Camillo” mi chiede il selvaggio, richiesta che cerco puntalmente di soddisfare, a volte attenendomi alle indicazioni dell’autore altre volte sbadigliando a casaccio, ma in modo assolutamente realistico perchè a dirla tutta: sono io la sera ad avere sonno. Insomma: l’acquisto risulta meno sbagliato di quanto ipotizzato inizialmente, eccezion fatta per il giudizio paterno su cui però credo sia meglio non soffermarsi.  Quanto all’autore, se davvero, il libro, pubblicato inizialmente, a sue spese, è diventato un best seller senza alcun ritocco dei numeri delle vendite ( ipotesi circolata e smentita) da parte di Amazon : beh…merita i complimenti se non altro per l’idea e la promessa di far addormentare qualsiasi bambino. Fuori dai denti: il rituale della nanna è meraviglioso ma se dura troppo lo è decisamente meno. Non stupisce che Mondadori non si sia lasciata sfuggire l’occasione di provare a salvare schiere di mamme e papà. Le recensioni restano discordanti e io alla fin fine non mi pento di aver ceduto alle lusinghe della copertina.

 

 

 

 

 

 

 

 

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